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Tendenze La logistica in tempo di guerra: il lusso del just-in-time è finito. Stavolta per sempre

Hormuz ancora chiusa, 1.200 miliardi di dollari di commercio globale a rischio, 2.000 navi e 20.000 marittimi bloccati nel Golfo: tutto ci ricorda che la logistica regge il mondo.

Riceviamo e pubblichiamo il testo a seguire, a firma di di Federico Pozzi Chiesa, AD di Italmondo e Fondatore di Supernova Hub*.

Uno stretto di mare largo meno di 40 chilometri, incastrato tra la penisola arabica e l’Iran, fino a qualche giorno fa oscuro per la maggior parte delle persone. Ma che oggi è il centro del mondo: lo Stretto di Hormuz, il punto attraverso cui transita circa il 20% del petrolio mondiale e oltre il 30% del gas naturale liquefatto globale. Fino a qualche settimana fa, passavano da questo snodo in media 129 navi al giorno. Oggi, nei rari momenti in cui il transito è consentito, la media non supera due o tre unità al giorno.

Dal 28 febbraio 2026, a seguito delle operazioni militari congiunte di Stati Uniti e Israele sull’Iran e dell’assassinio della guida suprema Ali Khamenei, lo Stretto è di fatto chiuso alla quasi totalità del traffico commerciale. La situazione è oggi quella di un doppio blocco: l’Iran controlla e condiziona l’ingresso nel Golfo, imponendo pedaggi e rotte obbligate; gli USA, dal 13 aprile, bloccano i porti iraniani con la propria Marina.

Un cessate il fuoco siglato l’8 aprile ha portato a una breve apertura il 17 aprile, poi revocata nel giro di poche ore dall’IRGC. Al 27 aprile i negoziati restano in stallo. La capacità estrattiva accessibile via mare è crollata di circa il 20% rispetto ai livelli pre-guerra. Il Brent ha toccato un picco di circa 119 dollari al barile a metà marzo, per poi stabilizzarsi intorno a 106-108 dollari nelle settimane successive: un aumento di circa il 50% rispetto ai livelli pre-guerra. Circa 2.000 navi, con oltre 20.000 marittimi a bordo, restano bloccate nel Golfo Persico. Secondo l’Agenzia Internazionale per l’Energia è il più grande shock energetico della storia, peggiore di qualsiasi crisi precedente inclusa quella degli anni Settanta.

Un copione noto (ma che ci lascia comunque impreparati)

Ma la verità è che avremmo dovuto essere pronti. Il Covid ci aveva mostrato con chiarezza la fragilità delle catene logistiche globali. Ci aveva dimostrato che il just-in-time – un sistema elegante ed economicamente efficiente, per cui la merce arriva esattamente quando serve, senza scorte in eccesso, senza capitale immobilizzato – tiene finché tutto funziona. Ma crolla irrimediabilmente non appena si rompe un solo anello della catena.

Nel 2021 avevamo visto i container ammassarsi nei porti sbagliati, i prezzi dei noli esplodere, i semiconduttori sparire dagli scaffali globali. Avremmo dovuto costruire resilienza, diversificare le rotte, riportare a casa parte della produzione strategica. In parte lo abbiamo fatto, ma evidente non abbastanza.

La crisi ben oltre la logistica: gli impatti sulle catene globali

E oggi quello che accade nello Stretto di Hormuz ce lo ricorda con brutalità. Perché non solo petrolio e gas sono fermi: anche farmaceutici, semiconduttori, fertilizzanti, alluminio. Il Qatar – che da solo produce il 98% delle esportazioni mondiali di gas speciali necessari alla produzione di chip (neon, elio, argo, kripton e xeno), per un valore di 3 miliardi di dollari annui – ha dichiarato la forza maggiore, sospendendo gli obblighi contrattuali su tutte le forniture anche verso l’Italia.

Il prezzo dell’urea, fertilizzante fondamentale, era attorno ai 475 dollari per tonnellata prima della crisi: a metà aprile 2026 ha raggiunto gli 858 dollari per tonnellata, con un incremento del 49% su base annua: un aumento che colpisce direttamente le produzioni agricole globali.

Secondo uno studio del Supply Chain Intelligence Institute Austria e della Complexity Science Hub di Vienna, che ha analizzato il flusso di 10.000 petroliere tra 1.315 porti nel mondo, una chiusura prolungata dello stretto mette a rischio 1.200 miliardi di dollari di commercio globale annuale. La Federal Reserve di Dallas stima che ogni trimestre di chiusura abbassi la crescita del PIL mondiale di quasi 3 punti percentuali su base annualizzata.

La filiera logistica è colpita a effetto domino su tutti i livelli: se non arriva la merce inbound, i ritardi si accumulano su tutta la catena distributiva, fino all’ultimo miglio. I container hanno ripreso ad ammassarsi nei luoghi sbagliati, le tariffe a esplodere: il copione si ripete.

Lo shutdown americano: una nuova crisi in arrivo

Come se non bastasse, il sistema logistico globale deve fare i conti anche con un’altra crisi, questa volta tutta interna agli Stati Uniti. Dal 14 febbraio 2026, il parziale shutdown del governo federale americano ha bloccato i finanziamenti al Department of Homeland Security, che sovrintende alla TSA – la sicurezza aeroportuale.

Al 29 aprile 2026, il parziale shutdown del DHS è entrato nel suo 75° giorno: il più lungo shutdown parziale nella storia americana. A fine marzo Trump ha autorizzato l’uso di fondi d’emergenza per pagare gli agenti TSA, ma queste riserve sono stimate esaurirsi entro i primi giorni di maggio. Oltre 780 agenti TSA hanno già rassegnato le dimissioni dall’inizio dello shutdown.

I numeri sono impietosi. Lo shutdown DHS in corso è già il più lungo della storia americana: 75 giorni ad oggi. Durante il precedente shutdown del novembre 2025, durato 43 giorni, erano andati in fumo 15 miliardi di dollari di PIL a settimana. Oggi per le aziende di trasporto che devono inserire nuovi autisti, i processi di onboarding restano rallentati: background check, revisioni di conformità e permessi subiscono ritardi significativi.

Ai confini con Messico e Canada, le autorizzazioni FDA e USDA — essenziali per farmaceutici, alimenti e merci certificate — accumulano ritardi di 24-72 ore per singola spedizione. Oxford Economics avverte che «un prolungato shutdown potrebbe causare accumuli critici nelle supply chain, soprattutto con l’aumento dell’assenteismo nelle agenzie responsabili delle ispezioni doganali».

La chiusura di Hormuz aggrava ulteriormente il quadro: il blocco dello stretto ha fatto impennare il prezzo del carburante per aerei, spingendo le compagnie aeree a ridurre le rotte meno redditizie e ad aumentare le tariffe. Due crisi che si sommano, su un sistema che era già sotto pressione.

I piani B e la tecnologia come risposta strutturale

La logistica non è rimasta ferma ad aspettare. Le rotte si stanno riconfigurando, con l’alternativa principale nella circumnavigazione dell’Africa che allunga i tempi di settimane, ma almeno garantisce certezza — anche se va ricordato che gli Houthi yemeniti, dopo un periodo di tregua, hanno ripreso gli attacchi alle navi nel Mar Rosso il 28 febbraio 2026, complicando ulteriormente questa opzione alternativa.

Dove possibile, si torna al trasporto via terra o via ferrovia, con capacità di carico molto inferiore rispetto al navale. L’Arabia Saudita sta aumentando le esportazioni via Mar Rosso attraverso il porto di Yanbu, bypassando Hormuz grazie al sistema di pipeline East-West. Ma è una soluzione parziale, non strutturale. Ovvero qualcosa che contiene l’emergenza, ma non la risolve.

I manuali di gestione del rischio esistono, le simulazioni si fanno, ma un blocco totale di Hormuz è esattamente il tipo di evento che sfugge a qualsiasi piano di continuità operativa. La risposta non può essere solo tattica. Serve una struttura che consenta di leggere in tempo reale quello che succede e di adattarsi prima che il danno sia fatto.

E qui che la tecnologia diventa un fattore abilitante: sistemi di intelligenza artificiale capaci di automatizzare le parti ripetitive e ad alto volume del lavoro logistico liberano tempo e risorse umane per quello che una macchina non può fare: ragionare, negoziare, trovare soluzioni quando il piano salta, per una guerra, per una pandemia, per uno sciopero portuale.

Il prossimo passo è l’integrazione tra AI e robotica fisica nei magazzini, con costi dell’hardware scesi significativamente nell’ultimo anno. E poi c’è la guida autonoma su strada: difficile immaginare che nell’arco di un decennio non vedremo camion autonomi sulle strade europee.

L’impatto non è solo di efficienza: ottimizzare il carico dei mezzi, ottimizzare le tempistiche, ridurre il numero di mezzi in circolazione significa anche ridurre le emissioni. E liberare tempo alle persone significa restituire ore di vita, non solo produttività.

*Supernova Hub 

Supernova Hub è l’incubatore di ITLM, il gruppo che controlla Italmondo SpA che opera, da oltre 70 anni, nella logistica in Italia e nel mondo. Fondato nel 2015, Supernova Hub si focalizza sullo sviluppo di Lauri, la piattaforma AI multi-agent. Il suo portfolio include startup innovative come Destination Gusto, food e-commerce coinvestito da Intesa San Paolo e Ulixes SGR. Grazie a un team qualificato e un modello di corporate building in open innovation, Supernova Hub offre consulenza anche a terzi. Attualmente, sta trasformando gli asset immobiliari del Gruppo (oltre 14.000 mq in Viale Espinasse, Milano) in un distretto digitale, con l’obiettivo di creare un polo d’innovazione milanese

Fonti:

Supply Chain Intelligence Institute Austria / Complexity Science Hub Vienna — Research Brief: When the Strait Closes — Trade Dependencies and Shipping Disruption Scenarios, marzo 2026: www.table.media/assets/briefings/security/documents/20260320_documents_ascii_research-brief_strait-of-hormuz.pdf 

Federal Reserve Bank of Dallas — What the closure of the Strait of Hormuz means for the global economy, 20 marzo 2026: www.dallasfed.org/research/economics/2026/0320 

UNCTAD — Strait of Hormuz disruptions: Implications for global trade and development, marzo 2026: www.unctad.org/publication/strait-hormuz-disruptions-implications-global-trade-and-development 

Stimson Center — Global Markets and the Strait of Hormuz: The Economic Shockwaves of the Iran War, marzo 2026: www.stimson.org/2026/global-markets-and-the-strait-of-hormuz-the-economic-shockwaves-of-the-iran-war 

CBS News — “A breaking point”: Inside the 68-day DHS shutdown, aprile 2026: https://www.cbsnews.com/news/dhs-shutdown-breaking-point/ 

Federal News Network — DHS to run out of emergency funds to pay staff in early May, aprile 2026: federalnewsnetwork.com/government-shutdown/2026/04/mullin-dhs-to-run-out-of-emergency-funds-to-pay-staff-in-early-may 

CSIS — Center for Strategic and International Studies — The Strait of Hormuz in 8 Charts, aprile 2026: https://www.csis.org/analysis/strait-hormuz-8-charts 

Al Jazeera — How many ships have passed the Strait of Hormuz and how many were attacked?, 14 aprile 2026: www.aljazeera.com/news/2026/4/14/how-many-ships-have-passed-the-strait-of-hormuz-and-how-many-were-attacked 

Washington Post / AP — Tired and worried, seafarers have been stranded in the Persian Gulf for weeks, 27 aprile 2026: www.washingtonpost.com/business/2026/04/27/stranded-ships-iran-war-hormuz 

DTN Fertilizer Index — 6 Fertilizer Prices See Sizeable Moves Higher, aprile 2026: www.dtnpf.com/agriculture/web/ag/crops/article/2026/04/22/6-fertilizer-prices-see-sizeable 

Trading Economics / Fortune — Brent crude oil price, 27 aprile 2026: www.tradingeconomics.com/commodity/brent-crude-oil — fortune.com/article/price-of-oil-04-27-2026 

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