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Tendenze EmpCo, l’allarme del settore: senza una fase transitoria milioni di prodotti rischiano di essere distrutti

Le associazioni tedesche BHB, HHG e IVG chiedono un’applicazione più graduale della direttiva europea contro il greenwashing: “Così si rischia un danno economico e ambientale”.

L’entrata in vigore della direttiva europea Empowering Consumers for the Green Transition (EmpCo) continua a far discutere il settore del fai da te e del garden.

Dopo averne scritto abbiamo nelle scorse settimane torniamo sull’argomento raccogliendo le preoccupazioni espresse dalle le principali associazioni di categoria tedesche – BHB (DIY, Building and Garden Trade Association), HHG (Home & Garden Manufacturers Association) e IVG (Industrial Association Garden) – che lanciano un appello alle istituzioni europee e nazionali affinché venga introdotto un periodo transitorio che consenta di smaltire le scorte già presenti sul mercato.

Secondo le associazioni, l’attuale impostazione della normativa rischia infatti di produrre un effetto paradossale: nel tentativo di rendere più sostenibile il mercato attraverso il contrasto alle dichiarazioni ambientali ingannevoli, potrebbe costringere le imprese a distruggere prodotti perfettamente funzionanti e ancora commerciabili.

Il nodo delle scorte già presenti sul mercato

Come già evidenziato nell’approfondimento pubblicato da TEN-diyandgarden sul recepimento della direttiva EmpCo e sul D.Lgs. 30/2026, il nuovo quadro normativo introduce regole molto più stringenti per le comunicazioni ambientali e le informazioni riportate su prodotti e imballaggi.

Il problema sollevato ora dalle associazioni tedesche riguarda però un aspetto operativo particolarmente delicato: le nuove prescrizioni entreranno in vigore il 27 settembre 2026, ma, allo stato attuale, non sarebbe previsto alcun periodo di esaurimento delle scorte per i prodotti già fabbricati e immessi sul mercato prima di tale data.

Per comparti caratterizzati da cicli di vendita lunghi, come il bricolage, il garden e l’edilizia leggera, questa impostazione potrebbe avere conseguenze molto rilevanti.

DIY e garden non sono il largo consumo

BHB, HHG e IVG sottolineano come il settore dell’home improvement presenti caratteristiche molto diverse rispetto alla grande distribuzione alimentare.

Molti prodotti rimangono infatti in assortimento per anni e comprendono numerosi articoli a bassa rotazione, che devono essere disponibili stabilmente per garantire ampiezza di gamma ai clienti. A questa peculiarità si aggiunge una congiuntura di mercato ancora debole. Dopo il boom registrato durante la pandemia, la domanda si è progressivamente raffreddata e la stagione garden 2026 non ha consentito di ridurre significativamente le giacenze di magazzino.

Per valutare gli effetti concreti della normativa, le tre associazioni hanno realizzato un’indagine tra le imprese associate. I risultati descrivono uno scenario preoccupante: nei magazzini di produttori e distributori sarebbero presenti prodotti interessati dai nuovi requisiti di etichettatura per un valore di diverse decine di milioni di euro. Ancora più significativo il dato secondo cui circa il 60% dei prodotti coinvolti non potrebbe essere rietichettato successivamente.

In assenza di una deroga o di un periodo transitorio, tali articoli diverrebbero di fatto non commercializzabili pur essendo perfettamente conformi dal punto di vista tecnico e della sicurezza.

Costi elevati, ulteriore impatto ambientale e incertezza normativa

Anche nei casi in cui l’adeguamento risultasse possibile, le aziende dovrebbero affrontare operazioni estremamente onerose. La rietichettatura e il reimballaggio dovrebbero infatti essere eseguiti prevalentemente a mano, con costi complessivi stimati nell’ordine delle decine di milioni di euro. A ciò si aggiungerebbe la necessità di riportare molti prodotti ai siti produttivi per procedere alle modifiche, con un inevitabile incremento dei trasporti e delle relative emissioni di CO₂.

Secondo le associazioni, centinaia di migliaia di prodotti e grandi quantità di materiali di imballaggio rischierebbero addirittura di essere distrutti pur essendo perfettamente utilizzabili.

Un ulteriore elemento di criticità riguarda il recepimento nazionale della direttiva nei diversi Stati membri. Molti Paesi non hanno ancora completato il processo di attuazione e le aziende non dispongono quindi di un quadro definitivo dei requisiti applicabili. Rimane inoltre il timore che alcuni Stati possano introdurre disposizioni più restrittive rispetto a quelle previste dalla normativa europea, il cosiddetto gold plating, aumentando ulteriormente la complessità per le imprese che operano su più mercati.

L’appello alle istituzioni

Pur ribadendo il pieno sostegno agli obiettivi della direttiva EmpCo, le tre associazioni chiedono che venga introdotta una disciplina transitoria che consenta la vendita fino a esaurimento delle merci e degli imballaggi prodotti e immessi sul mercato prima dell’entrata in vigore delle nuove regole.

Secondo BHB, HHG e IVG, una normativa concepita per favorire la sostenibilità non dovrebbe tradursi nella distruzione di beni perfettamente funzionanti né nella generazione di ulteriori emissioni legate a trasporti e smaltimenti.

Foto di apertura: Illustrazione generata con AI

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