Il mercato europeo dell’home improvement continua a muoversi lungo una linea di equilibrio tra DIY (Do It Yourself) e DIFM (Do It For Me).
Non emerge un vincitore netto, ma piuttosto una dinamica complessa, influenzata da costi, competenze, disponibilità di manodopera e fattori culturali.
È quanto emerge dall’analisi “DIY vs. DIFM in Home Improvement: What Is Actually Happening?” pubblicata da USP Research, che fotografa un mercato meno lineare rispetto alle previsioni degli ultimi anni.
Nel 2019 il fai-da-te rappresentava il 58,7% delle attività di home improvement in Europa, contro il 41,2% del DIFM. Con la pandemia il DIY ha accelerato fino al 62% nel 2022, mentre il ricorso ai professionisti è sceso al 37,2%.
Negli ultimi anni si osserva però un recupero del DIFM:
- 39,3% nel 2024
- DIY ancora dominante al 60,7%
Il dato chiave: l’outsourcing cresce, ma non sostituisce il fai-da-te. Il mercato si sta riequilibrando, non trasformando.
Secondo USP Research, l’aumento della spesa per l’home improvement non è trainato da logiche aspirazionali, ma da esigenze concrete:
- backlog di lavori rinviati
- interventi più complessi
- aumento dei prezzi
Si tratta quindi di una spesa funzionale, legata alla manutenzione e non al miglioramento estetico•
Il nodo critico: manodopera scarsa e costosa
Il DIFM è frenato soprattutto da fattori strutturali:
- carenza di installatori
- tempi di attesa elevati
- costi in crescita
Non a caso, il 34% dei consumatori indica il prezzo come principale barriera all’outsourcing. (Usp)
Questo genera un effetto chiave per il mercato perché la domanda di DIFM esiste, ma viene spesso “spinta” verso il DIY per mancanza di alternative accessibili.
Uno degli insight più interessanti riguarda il superamento del fattore generazionale. Infatti, la propensione al fai-da-te dipende più dalle competenze che dall’età. Ad esempio tra i 35 e i 54 anni il DIY pesa per il 64%; percentuale che scende di un punto (63%) negli over 55 a arriva al 55% nella fascia 18-34 anni.
Ancora più rilevante il ruolo dell’esperienza. Il 76% di chi fa DIY è classificato come consumatore esperto mentre è al 45% tra chi non ha competenze. Il DIY cresce dove c’è sicurezza operativa, non necessariamente dove manca il budget.
Europa a più velocità (Italia inclusa)
Il comportamento varia sensibilmente per Paese. L’analisi USP evidenzia in Germania una forte cultura DIY (oltre il 65-70%), in Francia e nel Nord Europa un livello intermedio e l’Italia tra i mercati con maggiore ricorso al DIFM. Qui incidono elementi strutturali come la cultura del “far fare”, la disponibilità di artigiani e la percezione del lavoro manuale. Per retailer e produttori questo implica l’impossibilità di una strategia unica a livello europeo.
La sintesi dell’analisi USP è chiara: il futuro non sarà dominato né dal DIY né dal DIFM, ma da una combinazione dei due modelli.
Il consumatore:
- alterna DIY e DIFM in base al progetto
- valuta competenze, costi e tempi
- adotta soluzioni intermedie (semi-professionali, supportate)
Per il canale distributivo si apre quindi uno spazio strategico:
- prodotti “easy-to-install”
- servizi di supporto e consulenza
- integrazione tra vendita e installazione
Perché, come evidenzia USP Research, il comportamento reale dei consumatori è guidato da pragmatismo più che da modelli teorici.
















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