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Tendenze Assenteismo ai colloqui: il nuovo paradosso del mercato del lavoro

COLLOQUIO-LAVORO

Il mercato del lavoro italiano continua a vivere una situazione sempre più contraddittoria. Da una parte, diverse grandi aziende industriali affrontano crisi produttive e rischi di esuberi; dall’altra, migliaia di imprese, soprattutto piccole e medie, non riescono a trovare personale.

Sempre più spesso il problema nasce ancora prima della selezione: i candidati semplicemente non si presentano ai colloqui.

Secondo un’analisi dell’Ufficio studi CGIA su dati Unioncamere e Ministero del Lavoro, nel 2025 quasi un colloquio di lavoro su tre è andato a vuoto per assenza dei candidati. Un fenomeno che ha raggiunto il 30,2% delle assunzioni previste e che evidenzia un cambiamento profondo nel rapporto tra imprese e lavoratori.

In otto anni il fenomeno è esploso

I numeri mostrano una crescita impressionante. Nel 2017 le assunzioni saltate per mancanza di candidati erano state meno di 400 mila, pari al 9,7% del totale previsto. Nel 2025, invece, i casi hanno superato quota 1,75 milioni, raggiungendo il 30,2%.

Più in generale, quasi una ricerca di personale su due è oggi considerata di “difficile reperimento”. Su 5,8 milioni di assunzioni previste nel 2025, ben 2,7 milioni hanno presentato criticità: nel 30,2% dei casi per assenza di candidati, nel 13% per preparazione inadeguata e nel 3,7% per altre motivazioni.

Il fenomeno colpisce in particolare alcuni comparti produttivi tradizionalmente molto legati anche al mondo della distribuzione specializzata e della filiera casa, edilizia e impiantistica.

Le difficoltà più elevate si registrano infatti nelle costruzioni, dove il 39% delle selezioni va deserto, seguite dal settore legno-arredo (35,3%), utilities (34,9%) e metalmeccanica/elettronica (33,6%).

Perché i candidati spariscono

Secondo la CGIA, le cause sono molteplici e riflettono un cambiamento culturale e generazionale. I giovani non cercano più soltanto uno stipendio, ma anche qualità della vita, flessibilità organizzativa, possibilità di crescita professionale e un miglior equilibrio tra lavoro e tempo libero.

Quando le offerte vengono percepite come poco attrattive, con salari bassi, orari rigidi o prospettive limitate, molti candidati rinunciano ancora prima del colloquio.

A questo si aggiunge il fattore demografico. I giovani sono meno numerosi rispetto al passato e in molti settori sono diventati una risorsa scarsa. Parallelamente, cresce il disallineamento tra domanda e offerta: le imprese cercano figure tecniche e specializzate che il sistema formativo non riesce più a produrre in quantità sufficiente.

Anche i processi di selezione finiscono sotto osservazione. Procedure troppo lunghe, colloqui multipli, tempi di risposta estesi e annunci poco chiari rappresentano elementi che scoraggiano molti candidati. Non è raro che chi invia il curriculum a decine di aziende sparisca non appena trova un’opportunità ritenuta migliore.

Nordest e aree manifatturiere tra le più colpite

Le difficoltà maggiori si concentrano soprattutto nel Nordest, dove il tessuto produttivo è composto da una forte presenza di PMI manifatturiere, edilizia, turismo e servizi tecnici.

Tra le regioni più colpite figurano Valle d’Aosta (39,5%), Trentino-Alto Adige (39%), Friuli-Venezia Giulia (37,4%), Veneto (33,5%) ed Emilia-Romagna (33%).

A livello provinciale, i territori dove i colloqui “fantasma” sono più frequenti sono Trento, Aosta, Udine, Bolzano e Belluno. Si tratta di aree caratterizzate da forte dinamismo economico e alta richiesta di manodopera, in particolare nei comparti turistico, edilizio, metalmeccanico e del legno-arredo.

Le imprese devono ripensare il recruiting

Per la CGIA il problema non può essere affrontato soltanto aumentando il numero di offerte di lavoro. Serve piuttosto una revisione più ampia del rapporto tra scuola, formazione e impresa.

L’associazione sottolinea la necessità di investire in stage qualificati, apprendistati ben retribuiti, percorsi di orientamento più concreti e formazione continua.

Ma anche le imprese sono chiamate a cambiare approccio, investendo maggiormente su ambienti di lavoro moderni, meritocrazia, flessibilità organizzativa e comunicazione più vicina alle nuove generazioni.

Per molti settori del mondo casa, DIY, ferramenta, edilizia e distribuzione specializzata, il tema rischia di diventare sempre più strategico. Non si tratta soltanto di trovare personale, ma di riuscire a rendere attrattive professioni tecniche e operative che continuano a essere fondamentali per la filiera produttiva e distributiva italiana.

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