Distribuzione Retail in trasformazione. Rescaldina, il no a IKEA e cosa è successo dopo

A più di dieci anni di distanza, la vicenda rappresenta un caso interessante per osservare l’evoluzione del rapporto tra grande distribuzione, consumo di suolo e riqualificazione delle superfici commerciali esistenti.

Il progetto prevedeva un grande insediamento commerciale tra Rescaldina e Cerro Maggiore, con IKEA tra i principali protagonisti, su un’area di circa 277 mila metri quadrati. Ma l’operazione non arrivò mai alla realizzazione.

Il passaggio decisivo arrivò il 16 marzo 2015, quando il Consiglio comunale di Rescaldina approvò l’uscita dal percorso dell’accordo di programma relativo al nuovo insediamento commerciale tra i territori di Rescaldina e Cerro Maggiore.

La decisione fu approvata con 14 voti favorevoli, due contrari e un astenuto. L’allora sindaco Michele Cattaneo motivò la scelta facendo riferimento soprattutto all’impatto ambientale, al consumo di suolo e alle possibili conseguenze sulla rete commerciale locale.

Un progetto su 277 mila metri quadrati

Le dimensioni dell’intervento spiegano l’intensità del dibattito che si sviluppò sul territorio. La documentazione resa nota nel 2014 nell’ambito della Valutazione Ambientale Strategica indicava una superficie complessiva dell’area di intervento pari a circa 277 mila metri quadrati.

Il complesso edilizio avrebbe raggiunto dimensioni nell’ordine dei 130 mila metri quadrati, mentre la superficie commerciale di vendita prevista era di circa 74 mila mq: 22 mila mq destinati a IKEA e circa 46 mila mq alla galleria commerciale, secondo le ricostruzioni dell’epoca.

I due blocchi edilizi erano previsti all’interno di un’area di circa 84 mila mq. Il progetto contemplava inoltre 80 mila mq di parcheggi coperti, circa 80.400 mq di parcheggi esterni e altri 43 mila mq di parcheggi su piastra sopraelevata. Le aree destinate al verde erano quantificate in poco meno di 100 mila metri quadrati.

Le opposizioni dell’Alto Milanese

Il progetto aveva rapidamente superato i confini dei due Comuni direttamente interessati. Nel giugno 2014 nove amministrazioni – Legnano, Nerviano, Villa Cortese, Parabiago, Uboldo, San Vittore Olona, Canegrate, Busto Garolfo e San Giorgio su Legnano – presentarono un’osservazione congiunta nell’ambito della procedura, chiedendo di rivedere il percorso e di coinvolgere maggiormente il territorio nelle scelte urbanistiche, ambientali e infrastrutturali.

In totale, secondo quanto dichiarato dall’amministrazione di Rescaldina alla fine del 2014, erano arrivate 25 osservazioni da enti locali, Province, associazioni, operatori commerciali e cittadini.

Uno degli elementi centrali della contestazione era rappresentato dalla trasformazione di terreni agricoli e dalle conseguenze che un nuovo insediamento commerciale di queste dimensioni avrebbe avuto sulla viabilità e sull’assetto commerciale dell’area.

Il no di Rescaldina nel marzo 2015

E così si arriva al 16 marzo 2015 quando il Consiglio comunale di Rescaldina approvò formalmente la scelta di uscire dall’accordo di programma.

La posizione dell’amministrazione di Cerro Maggiore fu, invece, differente: il Comune dichiarò di voler continuare a perseguire il progetto anche dopo il passo indietro di Rescaldina. ma il grande insediamento commerciale non venne mai realizzato.

L’area torna agricola

La chiusura urbanistica della vicenda si è sviluppata nell’arco di diversi anni. Nel 2019 Rescaldina, con il proprio Piano di Governo del Territorio, classificò la parte di area di propria competenza come strategica agricola, contribuendo alla decadenza dell’accordo di programma.

Il percorso è stato successivamente completato anche dagli strumenti territoriali sovraordinati e, nel 2024, dal nuovo PGT di Cerro Maggiore. Oggi l’area originariamente individuata per il progetto è quindi nuovamente a destinazione agricola. Un’eventuale futura valorizzazione richiederebbe un nuovo percorso urbanistico e, secondo quanto riportato in occasione dell’approvazione del PGT di Cerro Maggiore, un’istanza caratterizzata da un interesse di livello regionale.

Nel 2020 IKEA torna nelle cronache di Rescaldina

La storia, però, ebbe un secondo capitolo. Nel luglio 2020 tornò infatti a circolare l’ipotesi di un arrivo di IKEA a Rescaldina, questa volta senza nuovo consumo di suolo. L’ipotesi riguardava gli spazi lasciati liberi al piano superiore dell’ex Auchan, dopo il passaggio dell’ipermercato a Margherita Distribuzione-Conad e la riduzione della superficie occupata dall’alimentare.

Le indiscrezioni dell’epoca parlavano di una possibile presenza IKEA principalmente dedicata a consulenza e progettazione, quindi molto diversa dal grande negozio previsto nel progetto originario.

Non si trattava però di un’apertura ufficialmente annunciata dall’azienda. LegnanoNews sottolineava già allora come sulla trattativa trapelassero pochissime informazioni e riportava anche una smentita della Filcams Cgil.

Nei mesi successivi le indiscrezioni continuarono. Nel gennaio 2021 Il Giorno riferiva di trattative che, secondo fonti sindacali, sembravano essere in fase avanzata per l’utilizzo del piano superiore del centro commerciale.

Anche questa ipotesi, tuttavia, non si è successivamente concretizzata.

Un format in anticipo sui tempi

L’idea di uno spazio principalmente dedicato a progettazione, consulenza e ordine dei prodotti presenta comunque analogie con i Plan and Order Point che IKEA ha progressivamente sviluppato in Italia.

Sono i format più piccoli nei quali il cliente può progettare gli ambienti con l’assistenza dei consulenti e ordinare prodotti dell’intero catalogo, scegliendo poi la consegna a domicilio o il ritiro.

Oggi IKEA dispone di numerosi Plan and Order Point in Lombardia, tra Milano, Curno, Como, Lecco, Monza, Pavia e Varese. Rescaldina non fa parte della rete attuale.

La riqualificazione dell’ex Auchan

Nel frattempo è cambiato anche il destino degli spazi del Centro Commerciale Rescaldina.

Nel settembre 2025 Nhood, società che gestisce la struttura, ha avviato un più ampio progetto di riorganizzazione e restyling del primo piano. L’intervento interessa oltre 11 mila metri quadrati e prevede una nuova articolazione dell’offerta commerciale attorno a quattro polarità: sport, food & leisure, salute e benessere e fashion & retail.

Uno dei primi tasselli è stato il rinnovamento e ampliamento di Decathlon. Il nuovo punto vendita, inaugurato nel marzo 2026, raggiunge una superficie di circa 3.500 mq.

Il progetto prevede inoltre una food court da 1.500 mq con area leisure, spazi dedicati alla salute e al benessere e nuove superfici per insegne fashion e retail.

Secondo l’ultimo aggiornamento diffuso da Nhood nel marzo 2026, il completamento dell’intervento è previsto nell’autunno 2026.

Due modelli di sviluppo a confronto

A più di dieci anni di distanza, il caso Rescaldina offre anche una lettura interessante per il settore retail.

Il progetto discusso nel 2014 prevedeva la trasformazione di un’area di 277 mila metri quadrati e la costruzione di un nuovo grande polo commerciale. L’intervento oggi in corso interessa invece superfici già edificate e rimaste parzialmente inutilizzate dopo la trasformazione dell’ex Auchan.

Il confronto non significa che il modello delle grandi polarità commerciali sia scomparso, ma mostra come nel frattempo siano diventati centrali altri temi: rigenerazione degli asset esistenti, riduzione del consumo di suolo, mix tra commercio e servizi e capacità dei centri commerciali maturi di riconfigurare gli spazi che perdono i tradizionali anchor tenant.

Ed è forse questo l’aspetto più interessante della vicenda per il mercato: a Rescaldina il progetto di una nuova grande superficie non si è realizzato, mentre dieci anni dopo l’investimento si concentra sulla trasformazione e sul riuso di una struttura commerciale già esistente.

Fonti: Comune di Rescaldina; Comune di Cerro Maggiore; IKEA Italia; Nhood Services Italy; La Prealpina; LegnanoNews; Il Giorno.

Foto di apertura: Illustrazione realizzata con intelligenza artificiale a scopo illustrativo.

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