Rossi (Aires): “Bene il Bonus Elettrodomestici ma servono più controlli”
Secondo gli ultimi dati di Nielsen, la settimana del Black Friday si è confermata la più importante del 2025 per giro d’affari. Anche per l’elettrodomestico. Intervista ad Aires, l’associazione di riferimento.
E se su un dato generale che ha fatto registrare, rispetto al fatturato totale (fisico e online) della settimana media riferita all’ultimo anno, un incremento del +169%, le performance del Piccolo Elettrodomestico (+19,9%) e del Grande Elettrodomestico (+23%) sono state buone, segno che l’innovazione tecnologica resta importante nella vita quotidiana degli italiani.
Tra gli elettrodomestici più venduti ci sono stati i forni (+48%), le lavastoviglie (+34%), gli aspirapolvere (+30%) – in particolare i robot (+54%), i frigoriferi (+22%), le lavatrici (+20,4%) e le asciugatrici (+17,3%).
“Il periodo legato al Black Friday è stato un successo per tutti i comparti”, dice Davide Rossi, Direttore Generale di Aires (Associazione Italiana Retailer Elettrodomestici Specializzati), nominato a dicembre nel board di EuroCommerce, la principale organizzazione europea del commercio che rappresenta le associazioni nazionali di 27 Paesi, numerose associazioni settoriali e le principali imprese internazionali del comparto. “Il successo delle vendite degli elettrodomestici- continua- si è visto sia nell’e-commerce che nei punti vendita fisici”.
Presidente, dal suo osservatorio privilegiato che effetti ha dato il Bonus sugli elettrodomestici?
Effetti positivi e ci auguriamo che venga mantenuto anche per il prossimo anno. Le risorse per il bonus non sono state buttate via ma sono state uno strumento per consentire a tante famiglie di risparmiare sulle bollette e a favorire l’innovazione per il futuro. L’elettronica rappresenta un termometro per verificare l’andamento non solo del mercato delle vendite di case ma dell’economia italiana.
In Europa necessari maggiori controlli sui prodotti in entrata
Come valuta la risoluzione presentata dall’eurodeputato De Meo?
Rispecchia le nostre istanze sulla riforma del Codice doganale dell’Unione europea. Ogni giorno, in Europa entrano 12 milioni di pacchi di piccole dimensioni acquistati online. Spesso a basso costo e che non sempre i criteri di fabbricazione diversi dai nostri. Chiediamo di eliminare l’esenzione doganale per le merci di valore inferiore ai 150 euro perché spesso l’importo viene sottostimato per aggirare il prelievo.
Quindi vi convince l’imposizione dei dazi Ue su prodotti cinesi?
Sì, perché in Europa c’è bisogno di maggior controllo sui prodotti in entrata. Un’idea per favorire il controllo può essere quella di impegnare le piattaforme a avere centri di smistamento che oltre a facilitare le potrebbero dare anche posti di lavoro.
Con quale stato d’animo guardate al 2026?
Con fiducia perché sull’innovazione sono stati fatti grandi passi in avanti soprattutto sui prodotti internet of things, cioè quei dispostivi che dialogano tra loro per la gestione della casa e mi auguro che si continui su questa strada. Crediamo che il progresso tecnologico migliori anche il modello organizzativo delle nostre imprese. Infatti, se è vero che gli strumenti ad alta tecnologia riducono le operazioni di back-office, nei negozi c’è bisogno di personale qualificato in grado di spiegare le funzioni dei prodotti e migliorare l’esperienza del cliente. Noi non pensiamo che gli strumenti digitali tolgano il lavoro agli esseri umani, tanto che il nostro settore è uno di quelli con il tasso più alto di occupati. Quanto alle norme italiane, siamo in contatto con il Ministero del Made in Italy per l’attuazione della Direttiva sulle riparazioni proprio perché la riparazione rappresenta la prossima frontiera dell’economia circolare.

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