La sentenza del massimo organo di giustizia amministrativa italiana pone fine a una vicenda urbanistica decennale. Il progetto del gruppo Marchetti, che prevedeva sette strutture commerciali di medie dimensioni non potrà essere realizzato.
Secondo quanto riferisce Nuovo Dialogo, giornale dell’Arcidiocesi di Taranto, il Consiglio di Stato ha accolto i ricorsi presentati contro la sentenza del TAR di Lecce che, nella primavera del 2024, aveva dato ragione alla società Fratelli Marchetti Costruzioni S.r.l.S, aprendo di fatto la strada alla lottizzazione del cosiddetto Comparto 32 — noto anche come “Sottozona 32” — un’area situata nella periferia meridionale di Taranto, tra via Speziale, via Consiglio e la tangenziale sud, che si estende fin oltre il centro commerciale Porte dello Jonio in direzione di Cimino.
Il progetto imprenditoriale, presentato dalla famiglia Marchetti per la prima volta nel 2017 e rimasto a lungo in una fase di stallo istituzionale, prevedeva la realizzazione di sette capannoni di medie strutture di vendita, tra i quali erano previsti insediamenti dei marchi Leroy Merlin e Decathlon. Secondo quanto riportato dal Corriere di Taranto, l’operazione faceva leva sugli elevati indici edificabili previsti dal Piano Regolatore Generale del 1978 per quella zona, ancora in vigore.
Una vicenda lunga quasi dieci anni
La storia urbanistica del Comparto 32 affonda le radici nel 2004, quando l’area comparve per la prima volta negli strumenti di pianificazione con il nome di “Progetto Sircom”, poi riproposto nel 2014 come “Piano Cimino”. Nel 2018 la giunta comunale valutò positivamente la proposta Marchetti, ritenendola compatibile con la programmazione commerciale della città. Tuttavia, il 19 dicembre 2022, il Consiglio comunale votò contro la suddivisione della Sottozona 32 in sub-comparti, rinviando ogni decisione alla redazione del nuovo Piano Urbanistico Generale (PUG).
La sentenza del TAR di Lecce del 15 febbraio 2024 ribaltò quella delibera, giudicandola priva di una motivazione sufficientemente rafforzata. La decisione aprì un nuovo fronte politico in città, con commercianti, associazioni ambientaliste e opposizione trasversale che si opposero al progetto, preoccupati dall’impatto sulla già fragile rete del commercio urbano. Come ricostruisce il Corriere di Taranto, la società aveva siglato un preliminare di vendita con i proprietari dei terreni, configurando un’operazione di rilevante entità patrimoniale.
Nel novembre 2024, il Consiglio comunale — su impulso del Comitato Città Sostenibile, costituitosi nel 2022 con ampia adesione civica — diede mandato all’avvocatura municipale di proporre ricorso al Consiglio di Stato. La Gazzetta del Mezzogiorno aveva segnalato, già nel settembre 2024, che il Comune si era già costituito in appello.
Fonti:
- Nuovo Dialogo, “Il Consiglio di Stato blocca il Comparto 32: niente più cemento“, 2 aprile 2026 (nuovodialogo.com)
- Corriere di Taranto, “Comparto 32, cosa farà il Comune?”, 6 marzo 2024 (corriereditaranto.it)
- La Gazzetta del Mezzogiorno, “Comparto 32, il Comune di Taranto va al Consiglio di Stato“, settembre 2024 (lagazzettadelmezzogiorno.it)
- Buonasera24 / Taranto Buonasera, “Comparto 32, il TAR boccia lo stop a nuove strutture“, febbraio 2024 (buonasera24.it)
- Legambiente Taranto, documento sul Piano Urbanistico Generale di Taranto, marzo 2023 (legambientetaranto.it)

















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