Fondazione Regolino, la sicurezza si impara da bambini

Intervistato durante la seconda edizione di Pianeta Made, lo scorso 18 settembre, Fabio Ciaponi, presidente della Fondazione Regolino, racconta un approccio alla sicurezza sul lavoro che parte dall’educazione dei più piccoli per arrivare alle famiglie, alle imprese e ai cantieri.

L’obiettivo è superare la logica degli obblighi e dei controlli per costruire una cultura della prevenzione attraverso la responsabilità individuale e l’esempio.

La sicurezza sul lavoro non può essere affidata esclusivamente alle normative, ai dispositivi di protezione e ai controlli. Per ridurre gli incidenti, soprattutto in un settore come quello dell’edilizia, occorre intervenire prima di tutto sui comportamenti e sulla percezione del rischio. È questa la convinzione alla base delle attività della Fondazione Regolino, presieduta da Fabio Ciaponi, che abbiamo incontrato lo scorso 18 settembre in occasione della seconda edizione di Pianeta Made.

La Fondazione nasce dall’esperienza di Rego, azienda di Empoli fondata nel 2009 e specializzata nella produzione di dispositivi per la sicurezza nei lavori in quota. Un’attività industriale che, nel corso degli anni, ha portato la società a confrontarsi con una delle principali contraddizioni del settore: la disponibilità di strumenti per lavorare in sicurezza non significa necessariamente che questi vengano effettivamente utilizzati.

Dal prodotto alla cultura della sicurezza

“Abbiamo realizzato un cambiamento radicale di vision -, spiega Ciaponi. – Nel senso che abbiamo smesso di concentrarci su cosa facevamo e come lo facevamo, ma abbiamo stabilito il principio che il nostro lavoro non finiva nel momento in cui vendevamo il prodotto, ma quando avremmo avuto la certezza che quel prodotto sarebbe stato utilizzato”.

Un passaggio che ha modificato l’approccio dell’azienda, spostando l’attenzione dalla semplice fornitura di dispositivi alla necessità di incidere sui comportamenti delle persone.

L’obiettivo, racconta Ciaponi, è cambiare la percezione della sicurezza, trasformandola da qualcosa di inutile a qualcosa di utile, da un’imposizione a una scelta consapevole, da un costo a un investimento.

Da questa evoluzione sono nati numerosi progetti, alcuni dei quali non direttamente collegati all’attività commerciale di Rego. Proprio la necessità di dare autonomia e continuità a queste iniziative ha portato alla costituzione della Fondazione Regolino.

La sicurezza entra nelle scuole elementari

Uno dei progetti più significativi della Fondazione si rivolge ai bambini delle scuole primarie. L’idea nasce dall’osservazione di quanto è già avvenuto nell’educazione ambientale; i bambini, dopo aver imparato a scuola le regole della raccolta differenziata, hanno spesso contribuito a modificare anche le abitudini degli adulti.

“Abbiamo copiato da quelli bravi”, osserva Ciaponi -, riferendosi proprio alle esperienze educative che hanno utilizzato i bambini come veicolo di cambiamento culturale all’interno delle famiglie.

La Fondazione applica lo stesso principio alla sicurezza. Il percorso comincia dalle situazioni più vicine all’esperienza dei piccoli, come il gioco e la vita scolastica, per arrivare progressivamente a coinvolgere i genitori. Il messaggio centrale è racchiuso in una domanda apparentemente semplice: “Ci vediamo stasera?“.

È la domanda che un bambino può rivolgere al genitore quando esce di casa per andare al lavoro. Un modo per ricordargli che tornare a casa non dipende soltanto dalla fortuna, ma anche dalle precauzioni che decide di adottare durante la giornata.

Il progetto scolastico prevede un percorso strutturato che porta i bambini a riconoscere i pericoli e a individuare i comportamenti corretti. Dopo una prima fase di apprendimento, gli alunni vengono coinvolti nell’osservazione degli ambienti scolastici, assumendo simbolicamente il ruolo di responsabili della sicurezza.

“Vengono stimolati ad individuare i pericoli, poi scrivono il regolamento e poi, miracolosamente, rispettano cose che prima non rispettavano”, racconta Ciaponi. Un’esperienza che punta quindi non soltanto a trasmettere informazioni, ma a rendere i bambini protagonisti della definizione delle regole.

Il problema della sicurezza nelle piccole imprese edili

Se nelle grandi organizzazioni industriali la sicurezza può diventare parte integrante della cultura aziendale, la situazione è spesso diversa nelle piccole imprese e nei cantieri di dimensioni ridotte.

“Data la numerosità non è facile controllare ogni cantiere. Quindi tutto è lasciato in mano alle loro abitudini, pensiero e alle iniziative”. È proprio in queste situazioni che rischia di prevalere il principio del “ho sempre fatto così”, anche quando le modalità di lavoro espongono a pericoli evitabili.

Per il presidente della Fondazione, tuttavia, la risposta non può essere soltanto un aumento delle prescrizioni o delle sanzioni. Occorre trovare strumenti capaci di raggiungere le persone e modificarne concretamente i comportamenti.

Coinvolgere anche i clienti e i rivenditori edili

La responsabilità di promuovere comportamenti sicuri, secondo Ciaponi, non riguarda esclusivamente chi lavora in cantiere.

Durante l’intervista propone un esempio concreto. Quando un artigiano sale sul tetto di un’abitazione per effettuare un intervento, il proprietario spesso non si domanda se stia lavorando in condizioni di sicurezza. Talvolta perché non ci pensa, altre volte perché ritiene che sia una responsabilità esclusiva dell’operatore.

Per Ciaponi è necessario modificare anche questo atteggiamento. Un cliente che chiede a un artigiano se dispone delle protezioni necessarie può contribuire ad accendere l’attenzione su un rischio che altrimenti verrebbe ignorato.

Un altro ruolo importante può essere svolto dalla distribuzione, attraverso il contatto quotidiano con imprese e artigiani.

A Pianeta Made, per esempio, Rego ha proposto un’attività di sensibilizzazione rivolta ai partecipanti: far indossare loro i dispositivi di protezione, fotografarli e chiedere un impegno a utilizzare quello stesso equipaggiamento nella propria attività lavorativa.

Un’iniziativa che traduce in un gesto concreto la filosofia della Fondazione, ovvero promuovere la sicurezza attraverso l’esempio, anziché limitarsi a richiamare gli obblighi normativi.

Una trasformazione culturale che richiede tempo

Quanto lavoro resta da fare per migliorare la cultura della sicurezza nel settore edile? Alla domanda Ciaponi risponde con una sola parola: “Tutto”. Una risposta che sintetizza la distanza ancora esistente tra le condizioni ideali di prevenzione e le abitudini di una parte del mondo del lavoro.

Il presidente della Fondazione è consapevole che si tratta di un percorso lungo, soprattutto quando si cerca di intervenire in contesti nei quali il rispetto delle regole non è ancora diventato un comportamento spontaneo.

Ma insiste sulla necessità di cambiare il linguaggio con cui si affronta il problema. “Non vogliamo parlare di norme, non vogliamo parlare di costrizioni, non vogliamo parlare di galera, perché se si deve parlare di cultura si deve parlare di altre cose”.

Dalla città di Reggiolis al teatro: i progetti della Fondazione

Le attività della Fondazione Regolino comprendono anche iniziative che utilizzano linguaggi differenti per raggiungere pubblici diversi.

Tra queste figura la Città di Regolino, un parco giochi che rientra nei progetti educativi della Fondazione. Ciaponi sottolinea quanto sia importante proporre alle scuole iniziative realmente strutturate, capaci di inserirsi nell’attività didattica senza trasferire ulteriori difficoltà organizzative agli insegnanti.

Il percorso dedicato alla scuola primaria, spiega, è costruito dall’inizio alla fine, con attività definite e un coinvolgimento progressivo degli alunni.

Accanto ai progetti per i bambini, la Fondazione utilizza anche il teatro come strumento di sensibilizzazione. Sono stati realizzati due spettacoli con professionisti, destinati a un pubblico più adulto e proposti anche all’interno delle aziende e nel mondo della rivendita di materiali per l’edilizia.

Facci sapere cosa ne pensi