ten su linkedin
ten su facebook
ten su instagram
youtube
ten su google news
ten su whatsapp groups

Estero Il DIY in Australia è Bunnings

Dall’Australia arriva uno sguardo diretto su una delle insegne del retail del bricolage internazionale. Laura Di Paola* racconta in prima persona, attraverso TEN-diyandgarden, la propria esperienza nei punti vendita Bunnings, insegna dominante nel mercato australiano dell’home improvement.

Il risultato è un “diario di viaggio” che, partendo dal contesto abitativo e culturale del Paese, offre spunti concreti di riflessione anche per gli operatori italiani del settore.

Ci sono insegne che in un Paese sono vere istituzioni e in un altro restano quasi sconosciute. In Australia, Bunnings è una di queste: un gigante del fai-da-te, dell’outdoor e della vita domestica. Ma per capire davvero che cosa rappresenti  Bunnings nel panorama del retail internazionale del bricolage bisogna partire dall’Australia stessa, il successo di questa insegna, infatti, non può essere separato dal contesto geografico e culturale del paese.

L’Australia ha dimensioni paragonabili a quelle dell’intera Europa continentale, ma conta poco più di 26 milioni di abitanti. La popolazione è concentrata quasi interamente lungo le coste, nelle grandi città come Sydney, Melbourne, Brisbane, Perth e Adelaide, mentre vaste aree dell’interno restano scarsamente popolate. Anche il modo di abitare è molto diverso da quello europeo, secondo i dati dell’Australian Bureau of Statistics, la grande maggioranza degli australiani vive in case indipendenti, spesso sviluppate su un solo piano e dotate di giardino e garage. Gli appartamenti e i condomini esistono naturalmente, ma sono concentrati soprattutto nei centri delle grandi città.

Questa struttura abitativa ha conseguenze dirette sul mercato del bricolage. In un paese dove milioni di famiglie vivono in case singole con spazi esterni, il fai-da-te non è soltanto un hobby ma una pratica quotidiana che riguarda manutenzione domestica, giardinaggio e piccoli lavori di costruzione. È in questo contesto che si inserisce il fenomeno Bunnings.

Un gigante del retail DIY

La storia di Bunnings risale al 1886, ma il formato moderno dei grandi Bunnings Warehouse nasce negli anni Novanta e si diffonde rapidamente in tutto il paese.

Oggi la rete conta oltre 500 punti vendita tra Australia e Nuova Zelanda, impiega più di 53.000 persone e ha registrato nel 2025 un fatturato di circa 19,6 miliardi di dollari australiani (circa 11 miliardi di euro). Bunnings fa parte del gruppo Wesfarmers, uno dei principali gruppi retail del paese, ed è considerata l’insegna dominante nel mercato australiano dell’home improvement.

Il principale concorrente nazionale nel segmento del bricolage è Mitre 10, una rete cooperativa di negozi di ferramenta e materiali per la casa diffusa soprattutto nelle aree regionali e nelle città di dimensioni medie. A differenza di Bunnings, che opera prevalentemente con grandi superfici di vendita, Mitre 10 mantiene spesso un formato più tradizionale e dimensioni inferiori, con una forte integrazione nel tessuto commerciale locale.

Un altro attore presente nel mercato australiano è Total Tools, specializzato soprattutto in utensileria professionale e attrezzature per il trade. In questo caso il posizionamento è più verticale e orientato al pubblico di artigiani e professionisti dell’edilizia. Per quanto riguarda invece il settore del giardinaggio, accanto all’offerta dei grandi warehouse esiste una rete di garden center specializzati, tra cui la catena Garden City Plastics e numerosi operatori indipendenti locali che mantengono una forte presenza soprattutto nelle periferie urbane e nelle aree suburbane.

Il format e i reparti: dall’edilizia al giardinaggio

Arrivare davanti a uno dei negozi offre già una prima indicazione del posizionamento dell’insegna. Gli edifici sono grandi e immediatamente riconoscibili, con quel colore verde scuro che predomina e il martello rosso che decora il fronte accanto al marchio urlato a grandi lettere. I parcheggi estremamente ampi e frequentati da una varietà di veicoli che va dalle auto familiari ai pick-up da lavoro carichi di materiali. Anche i carrelli sono più robusti rispetto a quelli che si trovano normalmente nei negozi europei, pensati per trasportare sacchi di cemento, tavole di legno o attrezzature da giardino.

Come in tutti i Bunnings Warehouse, l’assortimento è organizzato in grandi aree merceologiche che riflettono le principali esigenze della manutenzione domestica e del fai-da-te, ma anche materiali edili e professionali. Accanto al garden center,  si sviluppano reparti dedicati ai materiali per l’edilizia, il legno, la ferramenta, gli elettroutensili e gli utensili manuali. A questi si aggiungono le aree dedicate alla verniciatura e gli spazi espositivi per cucine, bagni, porte e soluzioni per la casa. Non mancano naturalmente le categorie legate all’outdoor, molto rilevanti nel mercato australiano, come barbecue, attrezzature per il giardinaggio, irrigazione e arredo da esterno. L’organizzazione dei reparti segue una logica molto funzionale, con corsie ampie e scaffalature profonde pensate per ospitare grandi volumi di prodotto e facilitare la navigazione tra le diverse categorie.

Dentro il negozio di South Melbourne

Entrando nel punto vendita di South Melbourne, attivo da diversi anni all’interno del tessuto urbano della città (una placca all’uscita indica l’anno 2008), l’impressione è diversa da quella che si prova nella maggior parte dei negozi europei di bricolage, molto simile a Tecnomat.

L’ambiente è volutamente essenziale, il pavimento è in cemento, le scaffalature sono industriali e molto alte, le corsie ampie e i pallet con la merce massificata nelle corsie centrali e in ingresso. Non c’è una ricerca scenografica particolarmente elaborata né l’attenzione alle ambientazioni domestiche che caratterizza alcuni format italiani, tutto è pensato per rendere il prodotto immediatamente accessibile e per facilitare un acquisto rapido e funzionale.

Il garden center, collocato all’ingresso, introduce subito uno dei pilastri dell’offerta Bunnings. Lo spazio è ampio e in gran parte esterno, con alcune aree coperte dedicate alle piante più delicate, le file di piante sono disposte su vasche in modo molto diretto, mentre le promozioni sono evidenziate dai caratteristici cartelli arancioni dell’insegna, il tutto scritto a mano, incluso il navigation concept molto basico delle corsie.

Passeggiando tra gli scaffali alti emerge uno degli aspetti più interessanti dell’esperienza Bunnings: la varietà dei clienti. Nel giro di pochi metri si incontrano artigiani con carrelli pieni di materiali da costruzione, famiglie alla ricerca di piante per il giardino, appassionati di fai-da-te e clienti occasionali. È proprio osservando questo mix di pubblico che un cliente incontrato tra gli scaffali pronuncia una frase semplice ma estremamente efficace: “Bunnings is for everybody.” Una definizione spontanea che in realtà descrive molto bene il posizionamento dell’insegna: un negozio capace di parlare contemporaneamente a pubblici molto diversi, dal professionista dell’edilizia al cliente domestico alle prime armi.

Elettroutensili in profondità

Proseguendo nella visita, uno dei reparti più impressionanti è quello degli elettroutensili. Intere corsie sono dedicate a marchi come Makita, Ryobi, DeWalt e Ozito, con una ampiezza di gamma che appare notevole. Gli scaffali sono estremamente densi di prodotto, articoli che rispondono a tutti i bisogni dai trapani alle smerigliatrici e la logica espositiva privilegia chiaramente la presenza del marchio. Qui il cliente trova soprattutto quantità e prezzi competitivi, ma il display non favorisce il consiglio o la scelta: c’è poco respiro tra un prodotto e l’altro e le didascalie risultano molto basiche.

Accanto agli utensili si sviluppano molti dei servizi tipici di un grande warehouse del bricolage: il tintometro per la miscelazione delle vernici, le aree dedicate alla progettazione di cucine e bagni, gli spazi espositivi per porte e serramenti e soprattutto il drive-through, un’area molto vasta che consente di ritirare rapidamente materiali voluminosi senza attraversare l’intero negozio, ma entrando direttamente in auto da un ingresso riservato.

Manor Lakes, il warehouse di nuova generazione

A circa trenta chilometri da Melbourne si trova uno dei negozi più recenti della rete, il Bunnings Manor Lakes, situato nell’area a est della metropoli. Il punto vendita, inaugurato nel 2025, ha una superficie di oltre 11.000 metri quadrati ed è stato aperto come sessantacinquesimo store Bunnings nello stato di Victoria.

Come molti negozi di nuova generazione integra una serie di servizi pensati per rafforzare il legame con il territorio e con la comunità locale, tra cui un’area playground per bambini, un café e spazi dedicati a workshop e attività DIY. Uno degli elementi più evidenti del negozio è il grande drive-through trade yard, questa volta ben visibile dal parcheggio principale accanto all’ingresso e organizzato su più corsie per permettere a furgoni e pick-up di caricare rapidamente materiali pesanti. Rispetto al precedente, in questo negozio il garden center risulta defilato in un’area laterale e perde un po’ di appeal.

Il negozio di Manor Lake ha le corsie monumentali: particolarmente lunghe e ricche di prodotto, con categorie che presentano una profondità e un’ampiezza di gamma davvero notevoli. Anche dettagli apparentemente minori, come le livelle professionali che arrivano a superare il metro e mezzo di lunghezza, raccontano bene quanto il cliente business sia importante nel modello dell’insegna.

Tecnologia discreta, presenza personale fondamentale

A prima vista i negozi Bunnings possono sembrare poco tecnologici, in realtà il digitale è presente, ma con un approccio molto pragmatico e senza particolare innovazione. I clienti possono utilizzare il servizio Click & Collect, ordinando online e ritirando i prodotti in negozio, mentre il sito e l’app dell’insegna permettono di consultare l’assortimento, verificare la disponibilità dei prodotti e accedere a guide pratiche dedicate al fai-da-te.

All’interno dei negozi la tecnologia è utilizzata senza troppa convinzione, alcuni QR code rimandano a informazioni tecniche o tutorial, mentre gli schermi digitali sono relativamente pochi e utilizzati soprattutto per comunicazioni promozionali interne e un basico retail media.

Il ruolo centrale nell’esperienza rimane comunque quella del personale di vendita, facilmente riconoscibile dalla divisa e spesso impegnato ad assistere i clienti e stranamente, rispetto ad un DIY italiano a offrire spontaneamente aiuto. 

L’accordo con Uber Eats: il bricolage entra nella logica dell’instant delivery

Negli ultimi anni anche il settore del bricolage ha iniziato a sperimentare modelli di consegna rapida tipici del grocery e del food delivery. In questo contesto si inserisce la partnership tra Bunnings Warehouse e Uber Eats, la collaborazione tra le due aziende ha avuto una prima fase nel 2024 e a febbraio 2026, Bunnings è entrato direttamente sulla piattaforma. In questa nuova fase i clienti possono ordinare una selezione molto ampia di prodotti direttamente tramite l’app, con consegne rapide che in alcune aree urbane possono avvenire in meno di un’ora. 

Uno degli elementi più interessanti della partnership è l’ampiezza dell’offerta disponibile. Sull’app Uber Eats sono stati progressivamente resi ordinabili oltre 30.000 prodotti appartenenti a diverse categorie: utensili manuali ed elettrici, prodotti per il giardinaggio, accessori per barbecue, materiali per piccoli lavori domestici, articoli per la pulizia e persino attrezzature più ingombranti come tagliaerba o idropulitrici. 

Dal punto di vista strategico, l’obiettivo dell’iniziativa è duplice: da un lato, Bunnings intercetta la crescente domanda di consegna immediata, soprattutto per situazioni di emergenza domestica o per lavori in corso nei cantieri, dall’altro, la partnership consente all’insegna di entrare in un ecosistema digitale che negli ultimi anni si è trasformato in una vera piattaforma di retail urbano, sempre meno limitata al solo food delivery. Il servizio, infatti, si rivolge non solo ai consumatori domestici ma anche ai professionisti dell’edilizia e agli artigiani, che possono ricevere rapidamente strumenti o materiali direttamente sul luogo di lavoro, riducendo tempi di spostamento e interruzioni nei lavori.

La scelta di utilizzare una piattaforma di delivery esterna anziché sviluppare una rete proprietaria rientra in una strategia sempre più diffusa nel retail internazionale: sfruttare infrastrutture logistiche già esistenti per accelerare l’ingresso nell’instant commerce senza sostenere i costi di un sistema di consegne interno. Nel complesso, l’iniziativa segna un passaggio interessante nell’evoluzione del bricolage: un settore tradizionalmente legato alla visita fisica in negozio che inizia a sperimentare modelli di retail on-demand, dove anche un trapano, un sacco di terriccio o una confezione di viti possono arrivare a casa o in cantiere con la stessa rapidità di una pizza ordinata online.

L’evoluzione del format

Osservando da vicino i negozi di Melbourne emerge con chiarezza la forza del modello Bunnings. Il successo dell’insegna non sembra basarsi su effetti scenografici o su un uso spettacolare della tecnologia, ma su una combinazione molto concreta di assortimento profondo, disponibilità immediata dei prodotti, prezzi competitivi, servizi utili e personale preparato.

In un paese dove milioni di persone vivono in case indipendenti con giardino e garage, questa formula si dimostra particolarmente efficace. Il modello, tuttavia, continua a evolversi. Alla fine del 2025, a Sydney, Bunnings ha inaugurato un warehouse urbano sviluppato su cinque piani, progettato per adattare il format tradizionale dell’insegna alle aree metropolitane più dense. Un segnale interessante di come anche un modello retail nato nei grandi spazi suburbani stia iniziando ad adattarsi alle trasformazioni delle città australiane.

Un elemento curioso che racconta molto bene il rapporto tra il brand e il territorio è una tradizione ormai iconica in Australia: il Bunnings sausage sizzle. Nei fine settimana, davanti a molti negozi dell’insegna, associazioni locali e organizzazioni benefiche organizzano piccoli barbecue dove vengono venduti hot dog e bevande per raccogliere fondi, è una pratica molto diffusa che negli anni è diventata una sorta di rituale del weekend australiano. Questo tipo di iniziative contribuisce a rafforzare l’immagine di Bunnings non solo come punto vendita, ma anche come luogo di incontro per la comunità locale.

La leadership di Bunnings si fonda su una combinazione molto solida di fattori: grandi superfici di vendita, profondità dell’assortimento, politiche di prezzo competitive e una forte integrazione con il segmento professionale. È questa formula che ha reso l’insegna il punto di riferimento quasi naturale per il fai-da-te in Australia, il risultato è un mercato in cui il leader non è soltanto il principale operatore commerciale, ma anche un vero e proprio elemento della cultura domestica del paese. Non a caso, per molti australiani una visita da Bunnings nel fine settimana fa ormai parte della routine, tanto quanto andare al supermercato o dedicarsi alla manutenzione del giardino di casa.

Bunnings in cifre

(stime su dati pubblici disponibili)

  • Fondazione: 1886
  • Primo formato Bunnings Warehouse: 1994
  • Store totali (Australia e Nuova Zelanda): oltre 500
  • Dipendenti: più di 53.000
  • Fatturato FY2025: circa 19,6 miliardi di dollari australiani

*Laura Di Paola ha sviluppato il proprio percorso professionale nel marketing e nella comunicazione all’interno della GDO e del retail, maturando esperienze in realtà strutturate come Finiper, Iperal, OBI Italia, IL CENTRO – Shopping Mall Arese e, nell’ultimo periodo, in Risparmio Casa, dove ha ricoperto il ruolo di Responsabile Marketing.

Facci sapere cosa ne pensi