Roberto Delle Cese (Bricoteam): “Non difendere il vecchio modello, ma costruire quello nuovo”

Dall’ingresso in Evoluzione Brico alla trasformazione del punto vendita. Per il titolare di Bricoteam la sfida è ampliare l’offerta, professionalizzare i reparti e costruire nuovi servizi per privati e piccoli artigiani.

L’uscita da Bricofer, la scelta di costruire un’insegna indipendente e, successivamente, l’ingresso in Evoluzione Brico. Ma soprattutto una convinzione: il bricolage, così come lo abbiamo conosciuto, non basta più. Per continuare a crescere deve cambiare pelle, intercettare nuovi bisogni e allargare il proprio raggio d’azione, aprendosi maggiormente anche al mondo dei piccoli professionisti.

È questa la prospettiva con cui Roberto Delle Cese, titolare di Bricoteam, guarda al futuro della propria insegna e, più in generale, del settore. Una visione maturata in oltre vent’anni di esperienza nel mondo Bricofer e oggi messa a disposizione anche di Evoluzione Brico, con l’obiettivo di contribuire allo sviluppo dell’organizzazione, dei servizi, della tecnologia e della comunicazione del consorzio.

Da indipendenti ad affiliati

Con Delle Cese abbiamo ripercorso le origini di Bricoteam, la filosofia che guida i suoi due punti vendita nel Lazio, il ruolo della formazione e della consulenza al cliente, fino alle strategie necessarie per affrontare un mercato sempre più condizionato dall’e-commerce, dalla pressione del prezzo e da nuovi modelli di consumo.

Partiamo dall’ingresso di Bricoteam in Evoluzione Brico. Come è nata questa scelta e quali sono le motivazioni che vi hanno portato a formalizzare la collaborazione?
Nel settembre 2025 siamo usciti dal gruppo Bricofer e abbiamo deciso di costruire la nostra insegna utilizzando il nome della società, Bricoteam. Inizialmente non avevo intenzione di entrare nuovamente in un sistema di affiliazione, nonostante avessi avuto contatti con diverse realtà del settore.

E poi?
La situazione è cambiata grazie al rapporto con Benedetto Paolino, di Evoluzione Brico, e Giuseppe Lido, con i quali già esisteva una conoscenza professionale. È nata innanzitutto una collaborazione: da una parte mi hanno coinvolto per alcune consulenze, dall’altra mi hanno fornito supporto e soluzioni commerciali in una fase per noi delicata, quella del passaggio da una struttura organizzata a una gestione completamente autonoma. Da lì è nata naturalmente l’esigenza di rendere ufficiale questo rapporto. Anche nei confronti dei fornitori era necessario dare una risposta chiara sul percorso che stavamo facendo. Abbiamo quindi scelto di formalizzare la collaborazione, che, dopo aver fatto la conoscenza del presidente Giulio Gennari e il resto dello staff di Evoluzione Brico, nasce soprattutto da un rapporto di fiducia, dal rispetto delle competenze reciproche e dalla volontà di mettere a fattor comune esperienze diverse.

Quali sono oggi gli obiettivi della collaborazione?
Nel breve periodo la necessità principale è stata quella di ricostruire un sistema commerciale funzionale per i nostri due punti vendita. Da indipendente ho dovuto occuparmi direttamente di aspetti che prima erano gestiti dalla struttura di gruppo e questo comportava un impegno importante. Attraverso Evoluzione Brico possiamo invece beneficiare dei rapporti e delle condizioni commerciali già sviluppate con i fornitori, senza dover sostenere investimenti particolarmente pesanti. A medio termine, però, la collaborazione va oltre l’aspetto commerciale. Con il mio socio Walter Pieretti, vogliamo mettere a disposizione di Evoluzione Brico l’esperienza che abbiamo maturato in circa 25 anni soprattutto nell’ambito organizzativo, formativo, informatico e della comunicazione. L’obiettivo è contribuire all’evoluzione dell’infrastruttura del consorzio e aiutarlo a presentarsi sul mercato con un’offerta di servizi, una presenza e una capacità comunicativa più forti.

I negozi, l’assortimento e la formaizone

Ci racconta Bricoteam: come è strutturata oggi la rete e quali sono le caratteristiche dei vostri punti vendita?
Bricoteam nasce nel 2016 da sei soci, all’interno di una società cooperativa che successivamente si è trasformata in Srl. Il primo punto vendita è stato quello di Rocca Cencia, nell’area di Roma Est, che oggi conta circa 2.500 metri quadrati, di cui 2.000 coperti e 500 di esposizione esterna, oltre a circa 4.000 metri quadrati di parcheggio. Il secondo punto vendita si trova invece a Fonte Nuova, a Roma Nord, all’interno del complesso commerciale La Fonte. È un negozio di circa 850 metri quadrati, con un’area esterna di circa 200 metri. Una caratteristica che abbiamo mantenuto è anche la presenza del bar-tavola calda a servizio del punto vendita di Rocca Cencia, dove continuiamo a offrire il caffè gratuitamente: è un servizio molto apprezzato dalla nostra clientela.

La formazione sembra essere uno degli elementi fondanti del vostro modello. Quanto conta nella vostra organizzazione?
È fondamentale. Quando abbiamo aperto il primo punto vendita abbiamo scelto deliberatamente di partire da persone alla loro prima esperienza nel settore, proprio perché ritenevamo più efficace costruire una formazione omogenea fin dall’inizio piuttosto che cercare di uniformare competenze e abitudini provenienti da realtà differenti. È una filosofia che deriva anche dalla mia esperienza precedente. Insieme al mio socio, durante i vent’anni trascorsi in Bricofer, ci siamo occupati direttamente di formazione e abbiamo seguito circa 1.300 addetti, dalla cassa alla vendita fino al magazzino e spesso anche degli imprenditori che iniziavano il loro cammino nel nostro mondo. Per noi, però, formazione non significa soltanto imparare a vendere un prodotto. Significa soprattutto conoscere il settore e diventare in grado di capire il problema del cliente. La nostra filosofia, fin dall’inizio, è stata molto precisa: non vendere semplicemente ciò che il cliente chiede, ma aiutarlo a trovare la soluzione di cui ha realmente bisogno. Per questo abbiamo investito molto nella preparazione dei nostri addetti, anche attraverso la collaborazione con i fornitori, affinché ogni reparto avesse persone con competenze specifiche. Ringrazio anche tutti i miei collaboratori che hanno sposato questo filosofia e con grande volontà ci hanno consentito di sviluppare settori e di fatto l’azienda.

Questa filosofia ha influenzato anche la costruzione dell’assortimento e del format?
Assolutamente. Abbiamo sempre cercato di leggere le esigenze del territorio e di anticipare alcuni bisogni. Già nel primo punto vendita abbiamo inserito settori che allora non erano così usuali in un negozio di bricolage. Penso, per esempio, al mondo della casa, con detergenza, cura della persona, casalingo e monouso, oppure al pet. Sono reparti che oggi possono sembrare assolutamente normali, ma dieci anni fa rappresentavano una scelta piuttosto innovativa per un punto vendita di bricolage. Abbiamo poi sviluppato progressivamente l’edilizia, inizialmente con la piccola edilizia, e ampliato settori come idraulica, elettricità, auto e falegnameria. In quest’ultimo caso non ci limitiamo al classico taglio del legno: offriamo anche assistenza nella costruzione o nella riparazione di mobili e nella realizzazione di soluzioni progettate insieme al cliente. Anche in questo caso la logica è la stessa: non limitarsi al prodotto, ma mettere a disposizione competenza e servizio.

L’evoluzione della rete brico. Oltre le solite categorie

Guardando oggi al mercato, quali sono secondo lei le principali criticità che il bricolage deve affrontare e dove vede le opportunità di sviluppo per un’insegna come Bricoteam?
Il settore del bricolage, almeno per quanto ci riguarda, è in una fase di sofferenza. Credo che il modello tradizionale abbia raggiunto un livello di maturità importante e che, per continuare a crescere, sia necessario rivedere il concetto stesso di bricolage. Noi stiamo lavorando in questa direzione attraverso la professionalizzazione di alcuni reparti. Se inseriamo competenze specifiche possiamo intercettare anche il piccolo artigiano, il professionista specializzato o la piccola impresa del territorio, creando un rapporto più continuativo rispetto a quello con il consumatore privato. Parallelamente dobbiamo continuare ad aprirci a categorie complementari. Penso, per esempio, al piccolo e medio elettrodomestico e, più in generale, a prodotti legati alle necessità della casa. Un’altra opportunità è rappresentata dai servizi. Stiamo ragionando, per esempio, sulla possibilità di raccogliere le esigenze delle piccole imprese e preparare la merce per consegnarla direttamente in cantiere il giorno successivo. Per un artigiano significa evitare spostamenti, carichi e scarichi e soprattutto non perdere ore di lavoro. Sono servizi che possono fare la differenza nella scelta del punto vendita.

Se avesse la possibilità di intervenire con una “bacchetta magica” sul futuro del bricolage, quali sarebbero le prime trasformazioni che metterebbe in campo?
Più che una bacchetta magica, servirebbe la capacità di guardare il mercato senza avere paura di cambiarlo. Il primo elemento è sicuramente l’eCommerce. Non possiamo pensare di combatterlo, dobbiamo imparare a cavalcarlo nel modo corretto. È una trasformazione che, per chi come me arriva anche dal mondo tecnologico, era evidente già da tempo. Il secondo tema è la pressione esercitata dalla competizione sul prezzo, soprattutto da parte dei grandi operatori online e dei prodotti di importazione. Il negozio fisico non può pensare di competere esclusivamente sul prezzo: deve mettere sul piatto competenza, servizio, qualità e capacità di risolvere un problema. Infine c’è un cambiamento ancora più profondo, quello nelle abitudini delle nuove generazioni. Il fai da te tradizionale si sta riducendo: oggi sempre più spesso non si costruisce da zero, si compra un prodotto da assemblare. È una differenza sostanziale. Per questo dobbiamo ripensare il bricolage in una prospettiva più ampia. Il bricolage di domani non sarà semplicemente il fai da te: dovrà diventare un sistema di servizi, prodotti e competenze capace di rispondere alle esigenze complessive della casa.

Quindi, nonostante le difficoltà, resta una prospettiva positiva per il settore?
Assolutamente sì. Se siamo ancora qui è perché siamo convinti che ci sia un futuro. Non dobbiamo fermarci davanti ai cambiamenti, ma capire come interpretarli. L’eCommerce va cavalcato e stiamo lavorando per poter sviluppare anche noi questo canale. Allo stesso tempo dobbiamo aprire gli occhi sulle nuove esigenze del consumatore e ampliare il concetto di bricolage. La sfida è proprio questa: non difendere il vecchio modello, ma costruire quello nuovo. E credo che ci siano ancora molte opportunità, soprattutto per chi saprà mettere insieme prodotto, competenza, servizio e una visione più ampia della casa.

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