Aperture domenicali? Le insegne rispondono
Fatturato, costi e impatto sui collaboratori secondo le catene italiane del bricolage. Si è aperta una riflessione sulla possibilità di chiusure nella Grande Distribuzione per le domeniche e nei giorni festivi.
La richiesta di chiusure domenicali, a livello nazionale, è stata avanzata da Coop (Ancc-Coop) con lo scopo di ridurre i costi di gestione, dovuti in particolare agli stipendi maggiorati (oltre il 30-40% di aggravio) e al risparmio energetico, migliorando nel contempo la qualità della vita dei dipendenti grazie al riposo festivo.
Secondo stime dell’Ufficio Studi Coop, il sistema distributivo della GDO risparmierebbe oltre 2 miliardi di euro annui.
Per realizzare questa ipotesi si dovrebbe modificare il decreto “Salva Italia” del 2011 (Governo Monti), che liberalizzava le attività commerciali. La proposta, che tendeva a coinvolgere altre organizzazioni, ha trovato la ferma opposizione di Federdistribuzione, che ha giudicato negativamente i possibili benefici.
Anzi, l’associazione la riterrebbe un vero e proprio danno con una diminuzione occupazionale di 40 mila unità, un calo dei consumi stimato in 4 miliardi di euro e un vero e proprio “regalo” all’eCommerce.
Sui media il tema è stato trattato soprattutto come un aspetto legato ai supermercati alimentari, ma se mai attuata si tratterebbe di una scelta destinata a coinvolgere anche altri settori, tra cui naturalmente il DIY.
Il dibattito sulle chiusure festive nella GDO e l’impatto potenziale sul DIY
Proprio per comprendere quale potrebbe essere la posizione delle insegne del bricolage, sono state contattate alcune catene italiane ponendo domande mirate sull’evoluzione delle aperture festive, sul ruolo strategico della domenica e sull’impatto organizzativo e umano.
In particolare, le insegne sono state chiamate a esprimersi su alcuni temi chiave:
- Le aperture domenicali rappresentano ancora oggi un pilastro della strategia commerciale oppure il loro ruolo sta cambiando? In che modo si inseriscono nell’evoluzione dei comportamenti d’acquisto e nelle nuove abitudini del consumatore?
- Dal punto di vista dei risultati, che tipo di impatto hanno le domeniche aperte su fatturato, affluenza e qualità delle vendite? Si tratta di un reale incremento dei consumi o di una semplice redistribuzione dei flussi settimanali?
- Quanto pesa il tema delle aperture festive sul piano organizzativo e umano? Tra costi, turnazioni e attenzione al benessere dei collaboratori, il modello attuale è destinato a reggere nel tempo o richiede una revisione?
Domenica e fatturato: tra giorno chiave e redistribuzione dei flussi
Dal riassunto delle risposte ottenute emerge una prima convergenza netta: la domenica rappresenta spesso il secondo giorno di maggior fatturato dopo il sabato e in alcuni casi è addirittura la giornata con l’incasso più alto, soprattutto nei periodi legati alla stagionalità.
Molte attività di bricolage si svolgono nel fine settimana, quando le famiglie dispongono di più tempo libero. Questo rende il weekend — e in particolare la domenica — un momento naturale per dedicarsi alla casa, ai piccoli progetti e agli acquisti con maggiore calma.
Su questo punto la maggioranza delle catene considera indispensabile mantenere l’apertura domenicale, mentre altre ritengono che, in caso di chiusura, il fatturato si distribuirebbe semplicemente sugli altri sei giorni.
Tra i commenti raccolti emerge chi sottolinea come la domenica resti fondamentale perché il cliente è stato abituato nel tempo a trovare il punto vendita sempre aperto. Questo ha creato un’aspettativa precisa: il negozio diventa un riferimento costante, soprattutto per chi lavora durante la settimana.
Altri osservano che il sabato resta il giorno più proficuo in assoluto, ma la domenica genera comunque fatturati superiori alle giornate infrasettimanali e intercetta una domanda diversa, composta da clienti con maggiore disponibilità di tempo e una più alta propensione all’acquisto.
Consumatori, omnicanalità e nuove abitudini di spesa
Non mancano però letture più caute. Secondo alcune insegne, nel bricolage l’acquisto domenicale è spesso complementare e non legato a grandi progetti: si tratta di acquisti di emergenza o integrativi, che hanno scontrini medi più bassi ma talvolta una marginalità superiore.
C’è chi evidenzia come, negli ultimi anni, l’effetto “vendite aggiuntive” della domenica si sia attenuato, lasciando spazio a una maggiore redistribuzione settimanale. In questa prospettiva, senza apertura festiva il sabato diventerebbe ancora più forte e i giorni feriali più consistenti, con una torta complessiva simile ma fette ridisegnate.
Secondo altre voci, con un consumatore sempre più attento al tempo libero e alla qualità della vita, la domenica potrebbe tornare gradualmente a essere meno commerciale e più esperienziale, con un riequilibrio degli acquisti sugli altri giorni e una maggiore integrazione con l’online.
Turnazioni e organizzazione del personale nei punti vendita
Indubbiamente l’apertura festiva comporta un aggravio nei costi di gestione del personale. Diverse catene sottolineano come sarebbe auspicabile una riduzione del carico contributivo, che andrebbe a beneficio sia delle imprese sia dei lavoratori.
Tutte le insegne coinvolte dichiarano di porre attenzione al tema, cercando di limitare il coinvolgimento del personale attraverso turnazioni. Alcuni retailer spiegano di adottare sistemi di turnistica alternata per tutelare un numero definito di domeniche libere durante l’anno. In media, in alcuni casi si riescono a garantire circa 27 domeniche su 52.
Dal punto di vista organizzativo, le aperture festive complicano la pianificazione: richiedono turnazioni aggiuntive, maggiore coordinamento logistico, presenza di figure chiave in negozio e un livello di servizio che deve restare adeguato anche in giornate non ordinarie. Tutto questo si traduce in straordinari, indennità e un maggiore fabbisogno di personale, che non sempre trova piena compensazione nei ricavi generati.
Sul piano umano l’impatto appare ancora più sensibile. Lavorare regolarmente la domenica incide sull’equilibrio vita-lavoro, sulla motivazione e, nel lungo periodo, sulla capacità delle insegne di attrarre e trattenere talenti.
Le nuove generazioni sembrano attribuire un valore crescente al tempo libero, rendendo il lavoro festivo più problematico rispetto al passato. Questo può tradursi in un aumento del turnover e in ricadute sulla continuità e sulla qualità del servizio.
Ipotesi di compromesso: riduzione delle domeniche o orari limitati
Tra le soluzioni intermedie prese in considerazione emergono la riduzione delle domeniche aperte nell’arco dell’anno, l’introduzione di calendari con aperture parziali oppure orari limitati al mattino.
Alcuni suggeriscono modelli con due sole domeniche di apertura al mese, come possibile punto di equilibrio tra esigenze economiche e benessere dei collaboratori.
C’è infine chi guarda con scetticismo a eventuali chiusure generalizzate, ricordando come l’Italia sia caratterizzata da migliaia di comuni con abitudini molto diverse tra Nord e Sud, tra aree urbane, turistiche, costiere o montane. Un calendario uniforme rischierebbe di generare una proliferazione di eccezioni.
Le insegne coinvolte nella rilevazione
Ringraziamo per la collaborazione:
BRICO IO
BRICOWARE
CFADDA
EUROBRICO
EVOLUZIONE BRICO
FDT
MONDOBRICO
PROGRESS
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