Paolo Micolucci, Brico io: “Chiudiamo per aprire”

La terza edizione di Sistema è l’occasione per fare il punto su una collaborazione che dura ormai da 10 anni e anche per commentare, con l’AD di Brico io, Paolo Micolucci, la recente comunicazione relativa alla razionalizzazione della rete e la visione sul futuro del retail.

E’ il primo appuntamento dell’anno per il settore del bricolage italiano e, anche quest’anno, presso il SuperStudioMaxi di Milano il la terza edizione di Fiera SISTEMA, la rete di imprese del bricolage che comprende Brico io e Bricolife, non ha deluso con un format che alla classica area espositiva affianca momenti più ludici e, quest’anno, molo colorati.

Ne abbiamo approfittato per rivolgere qualche domanda a Paolo Micolucci, AD di Brico io.

Qual è lo spirito con cui avete costruito questa edizione di Sistema?
Con il claim “Facciamo mercato” abbiamo voluto richiamare, da una parte le origini, per ricordarci che siamo mercanti e i mercanti sono partiti dai mercati, dagli ambulanti, dalle fiere ma, abbiamo anche voluto giocare sul doppio significato, ovvero mercato come vendita e mercato come numeri. Per questo abbiamo creato “la nostra Piazza degli Affari” – non potevamo usare la statua di Cattelan, era poco carino, così abbiamo aggiunto un altro dito in segno di vittoria, con la nostra edicola, l’ambulante, la giornalaia, ecc.. Siamo alla terza edizione della fiera Sistema, una rete che ha raggiunto i 10 anni di collaborazione e siamo molto soddisfatti..

Cosa avete portato in fiera quest’anno?
Abbiamo diverse sperimentazioni in corso che proseguono il filone tecnologico che abbiamo intrapreso. La prima irgurda un robot che sta girando per i corridoi e che presenta prodotti e dispone di un display sul quale potremo pubblicare contenuti brandizzati. Il robot sarà testato inizialmente su 3 punti vendita. Nuovo anche il dispositivo vending con prodotti Attack, che sono i più rubati in gds, che verrà collocato nel negozio di Crema. E poi la fase interlocutoria con reStore, realtà con cui avvieremo una partnership sul retail media e poi NTT Data, che qui in fiera presenta degli espositori digitali molto interessanti, con cui abbiamo in essere una prossima sperimentazione.

Chiusure e sviluppo nel 2026

Recentemente avete comunicato la chiusura di alcuni punti vendita. Una scelta coraggiosa in controtendenza rispetto alla comunicazione tradizionale del settore che di solito comunica le aperture e meno volentieri le chiusure
Non sono malato delle bandierine. Tenere in vita esperimenti o negozi che non funzionano per forza significa solo allungare la malattia, spendere soldi e non fare il bene di nessuno. Avevamo fatto degli esperimenti, alcuni sono andati bene e altri no, ad esempio corner all’interno di discount o quello all’interno di Orsolini. Poi alcuni franchising e un diretto, Livorno, dove operavamo da vent’anni. Detto questo il percorso 2026 di Brico io sarà fatto anche di aperture. Abbiamo realizzato tre aperture, due acquisizioni e ne abbiamo altre in programma nel secondo quadrimestre.

Qual è la logica dietro queste chiusure?
E’ chiaro che se voglio aprire ho bisogno di alimentarmi e per farlo è necessario anche chiudere i canali che non funzionano. Chiudere ci consente di recuperare attrezzature, impianti, macchinari e il personale lo ricollochiamo, perché abbiamo la fortuna di essere molto capillari. In questo modo si va a finanziare i negozi che funzionano. Oggi dobbiamo essere agili e un negozio che non funziona è come una cellula malata: se non la togli fa male a tutto il corpo. Quando la togli corri, sei più energico.

La trasparenza sul comunicato ha pagato?
Assolutamente sì. Non hai idea dei contatti che abbiamo avuto dopo l’articolo: intermediari con posizioni interessanti, oggi stesso verranno tre persone che ci hanno contattato. Alla fine è tornato tutto a favore. La trasparenza paga sempre.

Nel secondo quadrimestre avete in programma altre operazioni?
Sì, abbiamo altre due acquisizioni e due aperture. Le acquisizioni riguardano nostri affiliati che diventano diretti e lo diventano per l’ormai pressante questione del cambio generazionale: abbiamo affiliati – e non solo noi, succede a tutti – che non hanno figli o hanno figli che fanno altro. E brico io ha deciso di acquisire quelli che funzionano.

Un 2026 partito molto bene. Poi si vedrà

Come sta andando il mercato nel 2026?
Dopo un mese di Dicembre e un Natale non proprio bellissimi, a Gennaio siamo esplosi, complice il forte abbassamento della temperatura che, ancora una volta ci indica quanto sia soggetto alla stagionalità il mostro mercato. Per il resto non si prvedono forti oscillazioni ma fare previsioni è sempre più compilcato.

Brico io sta curando con grande attenzione il negozio e la sua evoluzione tecnologica. Ma l‘e-commerce? A che punto è nel settore? E per l’insegna?
Penso che nessuno sappia i veri dati veri sull’e-commerce nel nostro settore. Noi siamo partiti nel 2012 e siamo ancora a quel livello. Detto questo quest’anno ridisegneremo la piattaforma, non ci siamo arrendiamo, però preferisco parlare di digitale: avere un sito con catalogo, prezzi, schede, video, informazioni. Certamente abbiamo differenziato le vendite, per cui sul sito non vendiamo viti, chiodi, listelli, profili, colle, siliconi ma, prodotti ad alto valore – casette, elettroutensili di fascia alta. Abbiamo uno scontrino medio alto, ma la verità è che la marginalità è quasi a zero perché la pressione promozionale è elevata. Molti articoli del nostro comparto fai fatica a venderli online, li vuoi vedere, toccare e poi hai bisogno di consulenza. Una situazione tutt’latro che negativa perchè non abbiamo perso in pedonalità , cosa che invece è successa, ad esempio, nell’elettronica dove i negozi fanno sempre più fatica.

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