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Ten: DIY and Garden

icona distribuzione Mercatone Uno, avviso di fine indagine per bancarotta fraudolenta


Si complica la situazione per i manager che hanno acquisito, attraverso Shernon Holding, i 55 negozi a insegna Mercatone Uno. 5 gli avvisi di fine indagine e si valuta il rinvio a processo.

E’ quanto pubblicato su Repubblica il 13 settembre scorso. Secondo la Procura di Milano, mentre la situazione dell’insegna andava di male in peggio, gli ultimi proprietari avrebbero sottratto 2,5 milioni di euro “dirottandoli verso verso società riconducibili a loro stessi”.

E’ sulla base di questi bonifici che si profila la richiesta di rinvio a processo. Tra le persone coinvolte innanzitutto Valdero Rigoni, già sotto lente d’ingrandimento per l’operazione d’acquisto di Mercatone UNO, non proprio lineare e il successivo accumulo di ben 100 milioni in 9 mesi di attività.

Come riporta il quotidiano, le indagini del nucleo di polizia economica della Finanza di Milano, avrebbero fatto emergere, nell’ordine:

un bonifico di 420 mila euro a favore di Rgs Marketing, amministrata da Rigoni, come acconto (!!!!!) per l’acquisto del sito Internet di Mercatone;

un bonifico di 526 mila euro sempre a Rgs per rimborsi spese, senza peraltro nessuna pezza giustificativa;

un bonifico di 89 mila euro verso “una società guidata dall’altro amministratore di Shernon indagato, lo svizzero Michael Charles Thalmann”

un bonifico di 817mila euro a favore di “13 Casa”, società sempre “riconducibile alla famiglia Rigoni, tra cui la figlia Valentina, indagata anch’essa per bancarotta”.

Ma non è finita. Ben 470 mila euro vengono accreditati alla società Aura, amministrata da Valentina Rigoni e, scrive Marco Bettazzi, “il giorno precedente all’invio della domanda di concordato per Shernon poi bocciata dal Tribunale, la società paga allo stesso Rigoni 239mila euro come compensi per il suo ruolo di amministratore, il giorno prima di chiedere il concordato preventivo“.

L’avviso è stato recapitato, oltre a Valdero Rigoni, alla figlia Valentina, a Michael Charles Thalmann, a Massimo D’Aiuto e Fabio Stupazzini.

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