Distribuzione Sercomated, il futuro tra intelligenza artificiale e nuove generazioni

A Milano, nella sede di Confcommercio, l’XI Convegno Sercomated ha messo a confronto industria e distribuzione dei materiali edili sul ruolo dell’intelligenza artificiale, in occasione dei 40 anni dalla fondazione dell’associazione.

Si è svolto lo scorso 15 settembre, nella sede milanese di Confcommercio, l’XI Convegno Sercomated, dal titolo “Dove nasce il futuro. Prossime fermate. Intelligenze artificiali”. I lavori si sono sviluppati attorno a tre temi, comprendere come l’intelligenza artificiale possa sostenere le decisioni e la competitività delle imprese, dare voce alla Next Generation e celebrare il ruolo di Sercomated quale hub strategico tra produttori e distributori, a quarant’anni dalla fondazione dell’associazione.

I saluti istituzionali

Ad aprire la giornata, sotto il titolo “40 anni di futuro”, sono stati i saluti di Giuseppe Freri, presidente di Federcomated, Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio, e Luca Berardo, presidente di Sercomated.

Freri, che ha vissuto la storia di Sercomated come fondatore, presidente e tuttora socio, ha ricordato il contesto in cui nacque l’iniziativa, un settore della distribuzione dei materiali edili molto frammentato, con imprese concentrate sulla competizione reciproca e poco abituate a ragionare in termini di sistema.

Riunire industria e distribuzione attorno a un tavolo comune, ha spiegato, ha significato superare distanze e costruire relazioni nuove. Il presidente ha sottolineato come il valore della distribuzione non stia nel mero trasferimento del prodotto, ma nel servizio, nelle competenze e nella presenza sul territorio garantiti da una rete che ha quantificato in circa diecimila punti vendita vicini a imprese, artigiani, professionisti e cantieri.

Sangalli ha apprezzato l’impostazione dell’evento, capace di celebrare quarant’anni di vita associativa guardando all’innovazione e ai nuovi modelli d’impresa. Gli anniversari, ha osservato, non vanno vissuti con nostalgia ma con consapevolezza, perché memoria e futuro sono i due tiranti dell’identità associativa. Richiamando la prima enciclica di Papa Leone XIV, “Magnifica Humanitas”, dedicata all’intelligenza artificiale, il presidente di Confcommercio ha ricordato che “l’innovazione tecnologica resta sempre una questione di umanità”.

Ha poi richiamato alcuni dati sul sistema contrattuale del commercio, che riguarda circa cinque milioni di lavoratori, e il decreto del primo maggio sui contratti comparativamente più rappresentativi e sul salario giusto, un esito definito non una vittoria di parte ma una battaglia giusta per il Paese.

Sul piano congiunturale ha segnalato che le spese obbligate assorbono ormai il 42% dei redditi delle famiglie, che l’occupazione ha superato i 24,3 milioni di lavoratori e che l’inflazione, poco sopra il 3%, è dovuta in gran parte al rincaro dei prezzi energetici.

Gli esercizi commerciali risultano diminuiti di oltre il 14% dal 2018, ma il sistema si è al contempo rafforzato, con attività più grandi ed efficienti. Necessario, ha concluso, contrastare quella che la Confederazione chiama “fiscocrazia”, l’intreccio tra burocrazia e pressione fiscale.

Berardo ha scelto la forma della lettera di auguri, ricordando come Sercomated sia stato, fin dagli esordi professionali della sua generazione, un riferimento anche bibliografico, e come già alla fondazione fosse chiara una consapevolezza tuttora attuale, nessuna impresa può affrontare il cambiamento da sola.

Ha invitato a superare la visione del rapporto tra produzione e distribuzione come semplice sequenza di relazioni commerciali, per pensarlo come una catena del valore fondata sulla collaborazione e sullo scambio di conoscenza. Il compito di Sercomated, ha concluso, è provare a vedere prima, capire prima e avere il coraggio di sbagliare prima, con l’auspicio che il quarantennale segni l’inizio dei prossimi quaranta anni.

Chi deciderà il futuro, l’intervento di Alberto Mattiello

Alla sua seconda partecipazione al convegno, il Business Futurist Alberto Mattiello ha aperto la sessione dedicata alle trasformazioni tecnologiche. Ha evidenziato come le nuove tecnologie impieghino tempi sempre più brevi per raggiungere il livello delle prestazioni umane, citando la capacità dei sistemi di intelligenza artificiale di utilizzare il computer come farebbe una persona, aprendo software di progettazione, CRM e gestionali.

Il relatore ha poi richiamato gli sviluppi dell’interazione continua tra persona e macchina, che permetterà ai sistemi di ascoltare, osservare e intervenire in tempo reale, con ricadute sulla formazione sul campo, sulla sicurezza e sulla gestione delle riunioni, e i progressi della robotica, per la quale ha previsto già nel breve periodo numerose sperimentazioni in magazzini, stabilimenti e cantieri.

Quanto all’adozione nelle imprese, Mattiello ha distinto cinque livelli, l’uso individuale a supporto della persona, l’uso a livello di team, la riprogettazione dei processi, la revisione del modello di business e la condivisione dei dati lungo l’intera catena del valore, segnalando che la maggior parte delle aziende si colloca ancora al primo livello.

Decisivi, in questo senso, sono i connettori che permettono all’intelligenza artificiale di accedere a tutte le fonti informative aziendali, finché il dato resta “in prigione” nei singoli sistemi, ha spiegato, l’impresa di fatto non lo possiede. Ha inoltre segnalato come l’approccio al prompting sia cambiato con l’avvento degli agenti, per i quali occorre definire obiettivo, limiti operativi e criteri di valutazione del risultato.

Di particolare interesse per la distribuzione il tema del commercio agentico, sistemi capaci di navigare, confrontare prezzi e alternative e comporre autonomamente un acquisto entro un budget definito, con possibili effetti sui processi di approvvigionamento oggi mediati da professionisti e rivenditori.

Mattiello ha riferito che a giugno di quest’anno, per la prima volta, le attività svolte dagli agenti sul web hanno superato quelle degli esseri umani, e ha citato una sperimentazione condotta con un’impresa associata sulla capacità dei sistemi di leggere immagini di edifici per la rapida predisposizione di preventivi.

Dal possibile al concreto, l’intervento di Alessandro Lioce

Per Alessandro Lioce, Head of Software Development di Edilportale, la domanda non è più che cosa possa fare l’intelligenza artificiale, ma come generare valore concreto con essa all’interno di aziende ciascuna con la propria storia e i propri vincoli.

Il relatore ha descritto il confine delle capacità dell’intelligenza artificiale come mobile e irregolare, con attività svolte molto bene e altre meno, e ha indicato come competenza essenziale saper distinguere ciò che può essere delegato da ciò che richiede ancora il presidio umano. L’approccio suggerito parte dall’analisi del lavoro come insieme di attività, dalla lettura di documenti alla redazione di testi, dall’analisi di dati alla negoziazione, privilegiando sperimentazioni su attività circoscritte ma misurabili, dove si perde tempo, si svolgono compiti ripetitivi o si producono errori.

Lioce ha messo in guardia dal rischio di ottimizzare una singola fase spostando solo in avanti il collo di bottiglia, l’efficacia va misurata sul risultato finale, in termini economici, di tempo, di qualità e di capacità di risposta. Con il passaggio dai singoli compiti a lavori più complessi, ha aggiunto, la questione diventa quella della delega, quali informazioni rendere accessibili, a quali sistemi, con quali azioni consentite, quando richiedere conferma e come validare i risultati. L’autonomia, ha precisato, non deve essere massima ma appropriata.

Un passaggio significativo per la filiera ha riguardato le informazioni tecniche di prodotto. Se finora la digitalizzazione dei cataloghi ha risposto a scopi precisi, come classificazione, ricerca o trasferimento di dati tra sistemi, oggi le stesse informazioni potranno essere interrogate in linguaggio naturale da chi descrive un bisogno o un contesto d’uso, anche senza conoscere il prodotto esatto.

Ne consegue che caratteristiche tecniche strutturate, con significato condiviso e unità di misura definite, diventano un patrimonio destinato a conservare valore. In chiusura, Lioce ha osservato che l’esperienza umana non viene meno ma si trasforma, dal come si fanno le cose al saper porre le domande giuste, conoscere il contesto e assumersi la responsabilità delle scelte, nella prospettiva di una “persona aumentata” e non sostituita.

Le nuove generazioni si raccontano

La sessione “Nuove intelligenze. Persone e tecnologie, nuovi linguaggi in dialogo”, guidata da Manfredi Pedone, formatore, docente universitario, attore e founder di Plan Be, ha affiancato all’intelligenza artificiale una seconda “nuova intelligenza”, quella delle giovani generazioni.

Attraverso un sondaggio anonimo in tempo reale, Pedone ha raccolto le percezioni della platea. Associata all’intelligenza artificiale, la parola più ricorrente è stata “futuro”, insieme a velocità, opportunità, rivoluzione e supporto, ma anche paura; riferite alle nuove generazioni in azienda sono emerse invece futuro, innovazione, energia e incertezza.

Alla domanda se, a venticinque anni, sceglierebbero di lavorare nel settore edile, i partecipanti si sono divisi quasi a metà, con una lieve prevalenza di risposte favorevoli. Tra i cambiamenti attesi nel settore sono stati indicati soprattutto la digitalizzazione dei processi, l’evoluzione della progettazione, la sostenibilità e il risparmio energetico.

La maggioranza ha dichiarato di considerare l’intelligenza artificiale un’opportunità più che una minaccia, e di fronte all’ipotesi dell’ingresso di un venticinquenne nel consiglio di amministrazione, nessuno si è dichiarato contrario. Chiamata a scegliere un unico investimento, la platea ha privilegiato un software avanzato di intelligenza artificiale, seguito da un giovane di talento e da un manager di lunga esperienza.

Costruire ponti, non muri

Manfredi Pedone ha spiegato che l’intelligenza artificiale è una forma di intelligenza esterna che, se messa in contrapposizione a quella umana, genera paura, una reazione ricorrente di fronte all’innovazione, come dimostrano i timori ottocenteschi verso la velocità dei treni, le resistenze culturali che in Cina rallentarono lo sviluppo ferroviario, i pregiudizi sull’uso della bicicletta da parte delle donne o la diffidenza verso i primi ascensori automatici e verso il primo bancomat, installato a Londra nel 1967.

A chiudere la sessione un confronto tra tre coppie di relatori della stessa realtà aziendale, Derek Sala e Alessio Dugoni di Marazzi Group, Davide Ruggeri e Lucrezia Ruggeri di Iter di Ruggeri Gruppo Made, Stefano Colombino ed Edoardo Colombino di BigMat ICOS.

L’affermazione secondo cui nel settore edile i giovani sono ascoltati troppo poco ha raccolto un consenso pressoché unanime, mentre quella secondo cui la competenza tecnica non sarà più il principale fattore distintivo di un buon commerciale ha aperto un confronto più articolato, tra chi ha ribadito il valore della preparazione tecnica e chi ha sottolineato la forza della capacità relazionale, con una convergenza sulla necessità di entrambe.

Lo Store Innovation Award e la chiusura dei lavori

Il programma si è chiuso alle 18:30 con l’intervento “Prossime fermate Sercomated” del presidente Berardo e, alle 18:45, con la premiazione dello Store Innovation Award 2026.

Il riconoscimento, ideato da Il Commercio Edile e assegnato da molti anni, è stato accolto per la prima volta all’interno del convegno proprio in occasione del quarantennale.

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