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TEN Lab Ferramenta e bricolage: +60% di imprenditori cinesi in dieci anni

Pur se con numeri contenuti e per ora marginali, l’imprenditoria cinese avanza anche nel settore delle ferramenta e bricolage. Facciamo il punto della situazione.

L’imprenditoria cinese in Italia è un fenomeno ormai consolidato e in continua evoluzione, con origini che risalgono agli anni ’30 del Novecento. Tuttavia, è soprattutto tra gli anni ’70 e ’80, dopo le riforme economiche avviate da Deng Xiaoping, che i flussi migratori verso l’Italia aumentano in modo significativo, dando vita a una presenza imprenditoriale sempre più strutturata.

Un tratto distintivo di questa comunità è la forte concentrazione geografica: gran parte degli imprenditori cinesi presenti in Italia, e in particolare nel Lazio, proviene dalla regione dello Zhejiang. Si tratta di un’area storicamente caratterizzata da una forte cultura imprenditoriale e da una spiccata propensione al lavoro autonomo.

Nel tempo, anche i settori di attività sono cambiati. In una fase iniziale, molti imprenditori cinesi si sono concentrati nei settori della pelletteria e della ristorazione. Negli anni ’90 si è poi sviluppato in modo significativo il commercio import-export, soprattutto di prodotti “Made in China”, quali abbigliamento, giocattoli e articoli per la casa. Da qui si è aperta progressivamente la strada verso ambiti più ampi, come la distribuzione non specializzata e, più di recente, il settore del bricolage e dei ferramenta.

Un elemento centrale di questo modello imprenditoriale è la dimensione familiare. Le aziende sono per lo più gestite all’interno del nucleo familiare, con un’organizzazione gerarchica piuttosto definita e una catena decisionale molto centralizzata, poco aperta ai contatti con l’esterno, soprattutto tra gli imprenditori di prima generazione, che tendono a risolvere i problemi all’interno della comunità, ricorrendo raramente a consulenze professionali.

Tuttavia oggi si sta affermando sempre di più una seconda generazione di imprenditori, nati o cresciuti in Italia, che rappresenta ormai oltre la metà del totale. Questi nuovi attori uniscono una forte spinta imprenditoriale a una maggiore familiarità con il contesto locale, pur mantenendo alcuni elementi culturali propri. Allo stesso tempo, devono affrontare alcune difficoltà, come un accesso al credito non sempre semplice e la presenza di stereotipi legati alla qualità dei prodotti.

Questa evoluzione si riflette anche nei settori in cui operano. Negli ultimi anni, infatti, l’imprenditoria cinese ha iniziato a muovere i primi passi anche nel segmento del bricolage e dei ferramenta, non tanto attraverso grandi superfici specializzate, quanto con formati commerciali ibridi, a metà tra bazar e negozio per la casa. Si tratta di punti vendita che offrono un’ampia varietà di prodotti, combinando casalinghi, utensili e articoli per il fai-da-te, con una forte attenzione alla prossimità.

Questo modello è reso possibile anche dal controllo diretto delle filiere di importazione, soprattutto per utensili e articoli di ferramenta, e da una strategia basata su prezzi competitivi e capacità di adattarsi rapidamente alla domanda locale. Più che entrare in competizione diretta con le grandi catene o con i soggetti imprenditoriali già affermanti del bricolage, questi operatori si collocano in una posizione intermedia, rispondendo a bisogni quotidiani e accessibili e contribuendo a trasformare il ruolo del negozio di ferramenta in qualcosa di più generalista all’interno del tessuto urbano.

I numeri dell’imprenditoria cinese in Italia e nel settore delle ferramenta

Secondo dati Unioncamere, l’imprenditoria cinese in Italia conta 47.702 imprese attive a titolarità cinese, a fronte di 311.250 residenti (secondo i dati Istat), con un tasso di imprenditorialità elevata, pari a circa 1 imprenditore ogni 6 residenti di origine cinese.

Il settore del commercio assorbe circa il 35% dell’imprenditoria cinese, confermandosi come l’ambito prevalente di scelta, seguito dalle attività manifatturiere, con un peso del 32%, le attività di servizi, alloggio e ristorazione, con il 15,6%, e con altre attività di servizi a poco più del 13%. Marginali le altre componenti.

Nel dettaglio, le imprese con titolare cinese attive nel commercio in Italia sono 16.525, a fronte di un totale nazionale del settore di oltre 1,7 milioni di imprese, con un peso dunque pari a circa l’1,0% del totale. In rapporto al totale delle imprese a titolarità straniera, 256.246 unità secondo i dati Unioncamere, la componente cinese rappresenta il 6,4% del totale, quota che sale al 7,5% se si considerano esclusivamente le imprese extra-UE. Delle imprese commerciali con titolare cinese, il 75% è afferente al comparto al dettaglio (12.418 imprese), mentre il commercio all’ingrosso conta 4.107 imprese, pari al 25%.

Focalizzando l’attenzione sul settore delle ferramenta e analizzando i dati relativi ai codici Ateco specifici per il commercio all’ingrosso di ferramenta (Ateco 46.84.10) e al dettaglio (47.52.10) la presenza imprenditoriale cinese risulta molto contenuta ma significativamente in crescita.

Le imprese con titolare cinese risultano essere 16 nel segmento del commercio all’ingrosso di ferramenta (pari allo 0,5% del totale delle 3.535 imprese attive a livello nazionale nel comparto) e 40 nell’ambito delle attività di commercio al dettaglio di ferramenta (pari allo 0,3% del totale delle 13.847 imprese attive a livello nazionale nel comparto), per un totale di 56 imprese.

Complessivamente il settore della ferramenta rappresenta lo 0,34% del totale delle imprese a titolarità cinese presenti in Italia. Accanto ai 56 titolari si rileva una presenza significativa di imprenditori cinesi anche in ruoli gestionali e partecipativi: 42 amministratori, 14 soci e 33 soci di capitale, oltre a1 posizione in altre cariche.

Questo quadro evidenzia come il contributo della componente cinese non si esaurisca nella titolarità formale delle imprese, ma si estenda in modo rilevante anche alla governance e alla struttura societaria. Ampliando dunque l’analisi oltre la sola figura del titolare e considerando anche le altre cariche societarie, il numero di imprese con partecipazione cinese sale rispettivamente a 60 e 86 unità, raggiungendo complessivamente 146 aziende nel comparto ferramenta, pari allo 0,9% del totale delle imprese a titolarità cinese.

In particolare, nel segmento del commercio all’ingrosso di ferramenta emerge una maggiore incidenza di ruoli amministrativi (25 amministratori a fronte di 16 titolari), segnale di una presenza strutturata e articolata nella gestione delle imprese.

Nel commercio al dettaglio di ferramenta, invece, pur rimanendo prevalente la figura del titolare (40 unità), si osserva una partecipazione significativa anche come soci e soci di capitale (29 complessivi), indicativa di strategie di investimento e collaborazione all’interno del comparto. Nel complesso, questi elementi suggeriscono un modello imprenditoriale che va oltre la micro-impresa individuale, configurandosi sempre più come una presenza diffusa e integrata nei diversi livelli decisionali e proprietari del settore.

L’analisi dell’evoluzione nel tempo dei titolari cinesi nel comparto del ferramenta evidenzia una dinamica di crescita significativa e ben marcata. Sulla base dei dati disponibili si registra un incremento del 21,2% nel quinquennio 2020-2025, ma se si amplia l’orizzonte temporale, la crescita appare ancora più rilevante: rispetto al 2015, il numero di titolari cinesi nel 2025 risulta aumentato del 60%, evidenziando un rafforzamento strutturale della presenza imprenditoriale cinese nel comparto nell’arco dell’ultimo decennio.

Questo andamento si colloca in controtendenza rispetto alla dinamica complessiva dell’imprenditoria cinese nell’intero settore del commercio. Nello stesso periodo, infatti, il numero complessivo di imprese cinesi nel commercio registra una contrazione dell’11% tra il 2020 e il 2025 e del 14% tra il 2015 e il 2025.

La contrazione complessiva dell’imprenditoria cinese nel settore commerciale si rileva tanto nel comparto all’ingrosso quanto a quello al dettaglio, rispettivamente meno 10% e meno 15% dal 2015 ad oggi. Questo dato suggerisce una progressiva riallocazione dell’imprenditoria cinese verso settori più dinamici e remunerativi, tra i quali si distingue proprio il comparto della ferramenta e del bricolage.

Alcuni esempi di negozi

Easy Mall

Linda Shop

Max Factory ( per approfondire leggi l’articolo dedicato QUI)

Brico World

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