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Ten: DIY and Garden

icona produzione Colori e vernici. Resilienza e versatilità per superare la pandemia


Il 2020 è stato tragicamente eccezionale. La vostra azienda come ha fronteggiato un periodo tanto drammatico? E dal 4 maggio, data dalla quale il lockdown si è progressivamente allentato, co-me è stata la ripartenza fino alla fine di giugno?

Roberto Meregalli. Sicurezza e continuità del business, questo è stato il nostro impegno per i nostri lavoratori, clienti e per le loro famiglie, nel periodo di lockdown. Tutti hanno continuato a lavorare ma in un ambiente sicuro che spesso ha coinciso con la propria abitazione. Il supporto ai nostri clienti non è mai mancato, in quanto abbiamo sempre garantito la consegna dei prodotti e un adeguato supporto telefonico. In più abbiamo organizzato anche molti webinar di formazione per tenere ‘viva’ la comunicazione e l’interazione con l’azienda. La ripartenza è stata molto lenta e progressiva fino ad arrivare ai mesi di giugno e luglio che sono stati molto positivi!

Marco Sbarbaro. La priorità di tutte le aziende è stata quella di osservare le indicazioni del Governo e, conseguentemente, permettere di svolgere in sicurezza le attività consentite a tutti dipendenti. Le principali aziende hanno supportato i loro clienti nella gestione dell’emergenza declinando le indicazioni istituzionali in regole di comportamento da adottare presso i punti vendita. Le progressive riaperture successive al 4 maggio, pur facendo registrare andamenti positivi, non hanno ancora compensato le perdite registrate in marzo e aprile.

Riccardo Carpanese. L’operatività ha subìto senz’altro un rallentamento durante il lockdown, ma in realtà non ci siamo mai fermati. Per un certo periodo abbiamo messo i motori avanti adagio ma il lavoro all’interno dell’azienda e verso l’esterno (soprattutto con i clienti) non si è mai interrotto, per cui la ripresa ha comportato solamente un cambio di marcia, non abbiamo dovuto realmente riavviare il motore.

Rosanna Arreghini. Fortunatamente il codice Ateco della nostra attività ci ha permesso di continuare a lavorare in quanto facenti parte delle filiere ritenute strategiche ai fini del superamento dell’emergenza Covid-19. Altra nota positiva per il nostro comparto è stato l’imprevisto risveglio del fai da te e dei negozi di prossimità. Anche per la nostra azienda questa tendenza si è tramutata in reale recupero del fatturato che diversamente avrebbe subìto una forte contrazione.

Massimiliano Pietrelli. Il periodo del lockdown è stato vissuto come un momento fortemente angosciante. Alle preoccupazioni personali per la salute dei propri cari, si sommavano quelle lavorative, in quanto le televisioni e i mezzi di informazione prefiguravano previsioni economiche a dir poco agghiaccianti. Con il passare delle settimane il periodo si è trasformato da angosciante in surreale; perché se da un lato sui media analisti ed economisti continuavano a raccontare di una crisi epocale con ripercussioni sul mondo del lavoro, in Giolli si procedeva a ritmi serrati. Abbiamo assistito a un’impennata delle vendite e quindi anche dell’attività. Si è creata una congiuntura paradossale che, lavorativamente parlando, ci ha favorito. I privati, costretti all’isolamento dal Covid-19, hanno approfittato della forzata permanenza a casa per fare piccole manutenzioni che in altri periodi non avrebbero preso in considerazione per motivi di tempo e di soldi. A parte l’incertezza dei primi giorni per capire se si avesse il diritto o meno di rimanere aperti, non appena avuta la conferma di essere tra i codici Ateco autorizzati, l’unica difficoltà, dovuta alla riduzione dei trasporti e alla chiusura di alcune aziende della filiera, è stata quella di sopperire le materie prime e gli imballaggi necessari. Dal 4 maggio in poi i volumi sono rimasti gli stessi senza interruzioni o decrementi. Dovendo analizzare le percentuali di vendita del primo semestre mese su mese, rispetto all’anno precedente, i mesi migliori per Giolli sono stati gennaio e giugno.

Mario Paganelli. Dopo un inizio d’anno molto promettente, la chiusura sostanzialmente totale dello stabilimento per quasi due mesi ha determinato uno stato di turbamento e vuoto che indubbiamente ci ha fatto preoccupare. Immediatamente però ci siamo messi al lavoro per essere pronti alla riapertura e a ragionare su nuovi prodotti e nuove idee. Dal 4 maggio siamo diventati subito operativi e pur nelle difficoltà abbiamo raggiunto i nostri collaboratori ed i nostri clienti. I risultati di maggio sono stati buoni, quelli di giugno eccellenti.

Alessandro Monaco. La situazione del Coronavirus ha facce molto diverse fra loro. Il settore industria si è completamente fermato con anche il settore professionale, mentre la parte di mercato rivolta al privato ha avuto un’accelerazione inaspettata. Per sintesi parlerò qui di seguito solo della parte edilizia e non dell’industria anche se il gruppo è molto coinvolto anche in questo mercato. JColors ha completamente rivoluzionato il modo di lavorare e di produrre in questi mesi adattandosi velocemente alle nuove norme richieste per la sicurezza e seguendo rapidamente l’evoluzione della domanda. Ormai da marzo stiamo erodendo magazzino e correndo con la produzione per soddisfare una domanda che, per ora, fortunatamente non rallenta. 

Tiziana Tona. Questo 2020 ci ha portato ad affrontare una situazione innegabilmente eccezionale, sia per la tragicità degli eventi, sia per la loro assoluta imprevedibilità. Una circostanza tanto impensabile che ci ha trovato tutti impreparati. La nostra azienda nella prima fase del lockdown ha provveduto a prendere tutte le misure necessarie ed attuabili per mettere in sicurezza sanitaria dipendenti e collaboratori interni ed esterni. Chiaramente si sono adottati subito tutti gli strumenti di lavoro come lo smart working, per il quale fortunatamente eravamo già pienamente attrezzati da un punto di vista di gestione informatica, e adottando le adeguate precauzioni per quei dipendenti la cui presenza fisica in sede era necessaria, con orari di lavoro alternati, distanziamento e sanificazione accurata degli ambienti. Durante la quarantena l’azienda ha inoltre riorganizzato gli orari lavorativi in modo tale da permettere alle famiglie di vivere nel modo più sereno possibile questa commistione forzata del lavoro e della vita privata. Il venerdì era giorno di chiusura per tutti e durante la settimana la giornata lavorativa aveva dei turni di operatività ben definiti, in modo da lasciare spazio ai dipendenti con i propri familiari. Bisogna ora però fare una premessa per poter scendere nel dettaglio. Amonn da sempre diversifica il proprio business in diversi settori imprenditoriali, ne consegue che differenti sono state le ripercussioni e le dovute reazioni in seguito al Covid-19. Per attinenza agli argomenti trattati da Colore & Hobby chiaramente qui ci limiteremo a parlare della divisione ‘Color’. Non avendo mai sospeso l’attività, ci siamo adoperati per continuare a fornire regolare servizio alla nostra clientela. A partire dal 4 maggio poi, l’attività in sede ha riassunto man mano un ritmo più regolare, sia nella parte produttiva che in quella commerciale. Sono tuttora in vigore tutte le regole sanitarie precauzionali necessarie.

Beniamino Scarano. Dopo i primi due mesi dell’anno iniziato nella normalità ci siamo trovati, come tutti, ad affrontare qualcosa di sconvolgente e impensabile. Fortunatamente non abbiamo mai chiuso l’attività, anche se abbiamo lavorato con personale ridotto secondo l’esigenza. Marzo e aprile hanno registrato vendite molto al disotto dell’anno precedente, dallo sblocco del lockdown si è ripreso a vendere con grande soddisfazione.

Stefano Deri. Il 2020 è stato un anno estremamente particolare perché abbiamo dovuto sperimentare nuovi strumenti per poterci confrontare con i nostri partner e i nostri clienti. Abbiamo riscoperto un nuovo modo di lavorare, altrettanto produttivo, grazie alla tecnologia: conference call con le funzioni aziendali e i fornitori, webinar per la formazione tecnica degli operatori del settore, comunicazione online e sui social media per essere vicini ogni giorno ai nostri clienti. La produzione Mapei non si è mai fermata. Abbiamo continuato a produrre, nel rispetto delle norme e delle ordinanze vigenti, per poter rifornire i clienti e rivenditori rimasti aperti, i grossi cantieri infrastrutturali e tutte le attività coinvolte in interventi utili a fronteggiare l’emergenza (in primis la fornitura di soluzioni per l’edilizia ospedaliera). In continuità con le strategie finora adottate, Mapei ha scelto di non arrestare la produzione ad agosto, garantendo la fornitura delle soluzioni alle rivendite, e confermare la disponibilità dei propri specialisti per consulenze e assistenza in cantiere per promuovere la ripresa e il recupero di quelli rimasti sospesi.

Luca Cecchini. Il nostro codice Ateco ci ha permesso di rimanere sempre operativi mantenendo ritmi di lavoro crescenti, con picchi dal 4 maggio a fine mese.

Maurizio Salassi. Tra gennaio e febbraio abbiamo tradizionalmente delle scorte alte, quest’anno in modo particolare, ma già col primo decreto abbiamo potuto iniziare le consegne e abbiamo smaltito le eccedenze, naturalmente senza produrre. Tra maggio e giugno è stata una cavalcata con problemi di acquisizione delle materie prime che ancora oggi ci obbligano a variare spesso i cicli di produzione pur di accontentare la clientela.

Andris Pavan. La nostra azienda si è dovuta adeguare alle giuste disposizioni del Governo. Le attività produttive e distributive sono state interrotte, i servizi primari di amministrazione e di consulenza sono stati garantiti ai nostri clienti. Un duro sforzo che, grazie al contributo di tutto il personale che si è prodigato a mantenere attiva la rete delle comunicazioni anche durante il lockdown, ci ha consentito di essere pronti alla ripartenza. Dal 4 maggio ad oggi, possiamo affermare che i risultati stanno premiando i nostri sforzi.

Nicola Munaretto. La nostra azienda non ha mai smesso di lavorare e di questo devo ringraziare i miei dipendenti. Dal 4 maggio abbiamo iniziato una grossa ristrutturazione logistica e gestionale che ci permetterà di essere più efficienti anche in momenti di grande richiesta come è stato durante il lockdown.

Federica Schirinzi. Durante questo periodo il nostro settore è stato caratterizzato da un rimbalzo emotivo e strutturale. È necessario attendere i prossimi mesi per comprendere i reali effetti e conseguenze sul mercato.

Luigi Vignolo. Con l’avvento del lockdown la nostra azienda ha assistito nel primo mese a un calo verticale dei consumi; abbiamo pertanto richiesto, e ottenuto, la cassa integrazione. Già però dall’inizio di aprile i consumi si sono mossi in una maniera assolutamente non preventivata, tanto che abbiamo prima ridotto e poi chiuso tale procedura. Tolto il forte calo di marzo, i mesi di aprile, maggio e giugno sono stati di forte incremento.

Pietro Locambio. V33 Italia ha chiuso gli uffici il 12 marzo e tutti gli impiegati hanno continuato il lavoro in smart working. La nostra logistica in outsourcing ha continuato a consegnare ai negozi che rimanevano aperti. Dopo il 4 maggio ripartenza seguendo i protocolli e impennata degli ordinativi. A causa della chiusura della produzione durante il lockdown e della contemporanea esplosione della domanda di prodotti, dal mese di maggio soffriamo di rotture di stock, pur consegnando il 60-90% in più dello scorso anno.



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