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Ten: DIY and Garden

icona editorials #iopagoifornitori. Che il covid-19 non sia un alibi



tazzina di caffè animata
Ten minutes DIY and Garden

E’ apparso per la volta sui social mercoledì 25 e nel giro di pochi giorni è diventato virale raccogliendo il consenso di moltissimi imprenditori, anche del nostro settore.

Lui è Alfredo Rabaiotti, titolare dell’agenzia Becom e consulente d’impresa. E’ l’artefice dell’hashtag #iopagoifornitori che sta rimbalzando tra linkedin e facebook da diversi giorni e che ha dato il via anche ad una petizione. Un’iniziativa nata, come lui stesso ha dichiarato, dopo aver ascoltato la preoccupazione di molti imprenditori.

Il problema è quello dei pagamenti, che dopo la prima settimana di chiusura e quando si è capito che la situazione non si sarebbe risolta velocemente, ha iniziato a preoccupare le molte aziende già sottoposte alla pressione delle molteplici decreti che si sono succeduti e ne hanno via via modificato la possibilità di continuare a lavorare.

Un danno quest’ultimo, già lo sappiamo cospicuo e che rischia di aggravarsi ancora di più con gli insoluti arrivati e in arrivo in questi ultimi giorni (siamo a fine mese!!). Ma se è vero che molti si ritroveranno in vere e proprie difficoltà, considerando il tessuto economico del nostro Paese fatto di piccole e medie imprese e del momento non proprio florido che già stavamo affrontando, la situazione non dev’essere un’albi per altri che, al contrario, la possibilità di pagare ce l’hanno.

Nel bricolage e giardinaggio le avvisaglie non sono arrivate in questi ultimi giorni, ma addirittura già nella prima metà del mese con avvisi che procastinavano i pagamenti, di merce già ricevuta e magari già venduta ( la GDS ha tempi di pagamento che possono arrivare anche a 120 gg!!), di parecchi mesi. E se la comprensione può valere per piccole ferramenta che si ritrovano con un calo delle vendite importanti su un reddito di sostanziale sussistenza, non può avere lo stesso effetto per le grandi strutture e le insegne della Gds del bricolage, la cui struttura e capacità commerciale dev’essere in grado di assorbire i colpi di una crisi, quantomeno quelli iniziali.

Al di là delle considerazioni di carattere morale e etico sulle quali non ci soffermiamo perchè le diamo per assodate, ci pare, questo mettere le mani avanti, piuttosto pretestuoso e pertanto giustamente mal preso da molti fornitori (ne abbiamo testimonianze con mail ricevute, telefonate fatte e arrivate), tanto che qualcuno prosegue e calcando la protesta ha già messo in rete un altro hashtag dal titolo #nopagovirus.

E’ vero che le insegne devono fronteggiare un vertiginoso calo di vendite, i costi delle strutture che rimangono aperte, il problema del personale (sì perchè la cassa integrazione viene anticipata dalle imprese e poi rimborsata dallo Stato) e la liquidità che inizia a scarseggiare, è altrettanto vero che se si mettono subito le mani avanti, al di là dell’opportunità giustificata o meno, una domanda sorge spontanea : il covid-19 è semplicemente una scusa furbetta o è la punta dell’iceberg di una crisi di struttura più profonda?

Insomma, la reputazione è importante, si costruisce con i comportamenti e, come dice Rabaiotti, se le difficoltà ci sono se ne parla e si trova una soluzione. Altrimenti diventa difficile e in futuro le cose potrebbero prendere una piega diversa, con l’e-commerce che corre.

NB: A tal proposito ci paiono interessanti le iniziative di eBay a favore delle PMI



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