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icona tendenze Casaleggio: l’e-commerce e i trend futuri del commercio online


Il 7 maggio in diretta streaming è stata presentata la ricerca che Casaleggio Associati dedica annualmente allo stato dell’arte dell’e-commerce e che nel 2021 studia il consolidamento nel nostro Paese del commercio digitale.

Secondo la ricerca, presentata dal ceo e partner Davide Casaleggio e moderata da Sergio Luciano, direttore di Economy Mag, gli  utenti che accedono ad Internet nel mondo sono 4,6 miliardi, +7% vs l’anno precedente, in rappresentanza del 59% di tutta la popolazione del pianeta. Di questi, il 93% (4,3 miliardi) accede alla rete da mobile, l’1% in più dell’anno precedente. L’area Asia Pacifico è la prima per numero di utenti, con 2,4 miliardi di persone che accedono a Internet, oltre il 50% del totale. L’Europa rappresenta il 52% (+9%) del traffico totale e il Nord America il 50% (+2%).

Lo scorso anno l’81,5% degli internet user ha cercato un prodotto o un servizio online, il 90,4% ha visitato un e-store e il 76,8% ha acquistato un prodotto online. Secondo alcune stime l’e-commerce a livello mondiale ha prodotto un fatturato di 10.780 miliardi, tra B2C e B2B. Il commercio online al dettaglio, che lo scorso anno rappresentava il 23% del totale, rappresenta oggi il 39% per una combinazione di diminuzione delle transazioni B2B a causa delle numerose chiusure delle attività e dell’aumento del B2C. L’e-commerce B2C nel mondo vale 4.280 miliardi di dollari (+27,6%). Si stima che il fatturato raggiungerà i 4.891 miliardi nel corso del 2021 con una percentuale di crescita del 14,3%.
Il fatturato e-commerce B2C 2020 rappresenta il 18% del totale vendite retail, contro il 13,6% del 2019, un dato in crescita e positivo, considerando che le vendite al dettaglio totali in tutto il mondo sono diminuite in media del 3,0%.
Prima della crisi, le aziende realizzavano oltre il 30% delle vendite online (il 28% in media nei marketplace e il 6% sui propri siti web). Durante il blocco, il 65% delle vendite è stato effettuato online: il 38% tramite i marketplace e il 27% nei negozi di brand.

Cosa è successo in Italia

Casaleggio ha ricordato l’impatto sul retail tradizionale rappresentato dalle pandemia con le chiusure a intermittenza che hanno interessato l’Italia: «Lo scorso anno si stima che abbiano abbassato definitivamente la serranda oltre 390.000 imprese del commercio non food e dei servizi di mercato, contro 85.000 nuove aperture, per un totale di -11,3%.

In contrapposizione, le imprese che si sono registrate al Registro imprese con codice Ateco 47.91.1 relativo al commercio online (primario o secondario) sono state 10.467, contro le 6.968 dell’anno precedente con una crescita del 50%, contro il 20% dell’anno precedente. Oltre alle nuove imprese, va considerato anche le Pmi già esistenti: pre covid le Pmi che vendevano online tramite e-commerce sul proprio sito web erano il 9%, mentre a fine anno sono aumentate al 17,2% (+8,2%)».

Molte Pmi hanno invece scelto di vendere tramite social o con altre modalità, come ad esempio i moduli online, passando dal 15,6% pre-emergenza, al 27,8% (+12,2 punti).

Se invece guardiamo all’utenza, in Italia la diffusione dell’online tra la popolazione (dai 2 anni in su) a dicembre 2020 ha raggiunto quota 74,7% (+4,7%) con 44,7 milioni di utenti unici mensili e un incremento di 3,2 milioni di utenti. Gli utenti che accedono da smartphone sono 39,3 milioni (il 90% della popolazione maggiorenne). La connessione avviene per  il 70,9% da smartphone, mentre la spesa media è pari a 674 euro. Il 67% degli utenti ha acquistato online da siti esteri e praticamente la totalità ha acquistato tramite marketplace. A fare la parte del gigante Amazon, eBay e Zalando.

Tra i temi più “caldi” quello delle spedizioni, sulle quali spesso si gioca l’affidabilità del player coinvolto. Andrea Degl’Innocenti, country manager ManoMano , portale che prosegue nella sua crescita italiana, ha sottolineato il tema fondamentale per chi, come in questo caso, è un intermediario tra seller e consumatore. «Abbiamo notato a marzo 2021 una crescita nelle vendite del 450% rispetto al 2020. Abbiamo quindi installato una task force in collegamento con i corrieri di tutta Italia per verificare il flusso logistico quotidiano. Abbiamo, però, costatato che in Italia abbiamo avuto più ritardi rispetto a Paesi come Francia e Germania».

La logistica fa parte del discorso più ampio e articolato relativo alle relazioni con i clienti, sulle quali le aziende investono e innovano. Per Ilaria Zanelotti, direttore Seller Services di Amazon Italia, l’azienda da sempre ha voluto proporsi come il negozio dove si può trovare e acquistare qualunque cosa. «E questo lo facciamo investendo sulle Pmi italiane. In un anno difficile il modo in cui ci siamo e ci concentriamo sui clienti è passato e passa proprio dal rapporto con le aziende piccolo-medie del territorio. Abbiamo visto che Pmi e clienti hanno tratto vantaggi con 14mila Pmi che offrono i loro prodotti che raggiungono non solo italiani, ma anche stranieri».

Nel rapporto azienda-cliente il tema qualità è prioritario. Secondo Andrea Degl’Innocenti, la necessità di essere supportati è quotidiana. «Per questo abbiamo lanciato un anno fa un servizio di consigli via chat che ha funzionato molto bene in Italia, perché siamo molto più mobile che desktop rispetto a spagnoli o tedeschi».

I brand si sono trovati a far fronte all’incremento della base utenti e all’evoluzione delle abitudini di consumo. Temi come la digitalizzazione dei pagamenti, la gestione dei magazzini e della logistica, lo sviluppo della relazione con il cliente sono diventati cruciali nel corso dello scorso anno. Ad esempio, nel 2020 il 58% delle interazioni con i brand è avvenuto online, un +17% rispetto al 2019. Si tratta di una percentuale che continuerà a crescere anche quest’anno vista la richiesta dei consumatori di digitalizzazione dei brand.

“Sono oltre 16 milioni gli italiani che pensano che il cambiamento delle proprie abitudini, dopo l’emergenza sanitaria, sia irreversibile. Rispetto ai risultati della nostra survey “Impatto del Coronavirus sull’e-commerce in Italia” pubblicata nel marzo 2020, secondo cui la maggior parte delle aziende e-commerce intervistate (il 54%) aveva visto calare il proprio fatturato a causa della pandemia, il 21% aveva visto un incremento e il 25% non aveva ancora percezione dell’incidenza, il 2020 in realtà si è chiuso con un 68% delle aziende che ha dichiarato un incremento di fatturato (con una variazione media del +56%). Il 20% delle aziende intervistate ha dichiarato di aver perso fatturato, dimezzandolo rispetto all’anno precedente, mentre solo il 12% è riuscito a mantenerlo stabile. Il numero delle aziende che ha venduto di più tramite e-commerce è dunque positivo”. Va però detto – come ha precisato il ceo della Casaleggio Associati, che molte di queste aziende appartengono a settori che pesano relativamente poco sul totale fatturato e-commerce e dunque questo trend positivo non è sufficiente a spostare l’ago della bilancia del totale fatturati.

I settori che hanno fatturato di più nel 2020

A causa della pandemia la distribuzione dei fatturati per settore è cambiata decisamente rispetto agli anni passati. Il tempo libero, da anni il settore più importante, continua ad esserlo rappresentando il 48% del fatturato. Il turismo è invece il settore più penalizzato con un – 58%. L’alimentare rappresenta il settore che vanta la crescita maggiore rispetto all’anno precedente con un +63% guadagnando il 5% di share sul totale fatturato e-commerce, guadagnando 2 punti percentuali rispetto al 2019.

L’elettronica di consumo cresce del 12%, segue la moda, al 2% del totale ma con un’impennata del 14% contro il 2% dell’anno prima, ma coprendo solo parzialmente le perdite derivanti dalla chiusura dei negozi fisici. La stessa sorte per l’editoria: non solo la vendita di libri nel 2020 ha generato un +2,9% di copie vendute su tutti i canali, ma le vendite online sono cresciute del 13% e il settore riesce a mantenere il 2% di share.

Chiudono la classifica i comparti salute & bellezza e casa & arredamento. Questi due settori pesano ancora molto poco sul totale, l’1% ciascuno, ma nel corso del 2020 sono cresciuti considerevolmente. Il primo è quello che ha registrato la crescita maggiore dopo l’alimentare, mentre il secondo si attesta su una crescita del 24%, nonostante la perdita complessiva dell’8,9% del settore del mobile in Italia.

La pandemia peserà anche sull’anno in corso. L’andamento dei settori nel 2021 infatti sarà ancora fortemente influenzato dalla durata dell’emergenza. Si stima che i settori che hanno incrementato le loro prospettive nel 2020, continueranno a crescere.
Tra i principali obiettivi 2021 per ciò che riguarda la strategia digitale per il 34% delle aziende l’obiettivo sarà acquisire nuovi clienti, per il 27% fidelizzare gli attuali, conquistati nel corso dello scorso anno anche grazie a leve legate al prezzo, per il 19% aumentare l’awareness, per il 16% guadagnare quote di mercato rispetto ai competitor.

Le tendenze future dell’e-commerce

“Il 2020 ha rafforzato alcuni trend già esistenti e ne ha imposti di nuovi che, soprattutto nel B2C, non potranno non essere presi in considerazione per il futuro. Tutti questi elementi hanno comportato e comporteranno grandi manovre tanto per le aziende straniere, quanto per quelle italiane” ha precisato Casaleggio, elencando tra i trend da tenere d’occhio: acquisizioni, federazioni, relazioni, sostenibilità.

Nel corso dell’ultimo anno ci sono state diverse acquisizioni in ambito e-commerce spesso mirate ad espandere il proprio e-commerce in ottica di omnicanalità. Si tratta di un fenomeno evidente tanto in Italia quanto all’estero e si prevede che proseguirà anche nel corso del 2021. Tra le motivazioni va ricordato, ha detto Casaleggio, che sempre più aziende di brand vogliono poter avere accesso diretto al mercato online ed il modo più veloce è quello di acquisire operatori gi. posizionati sul mercato.

“Il modello federativo si è già visto in passato, anche in settori come quello delle farmacie o dei libri. Si tratta di una modalità che permette di dare un servizio più efficace al cliente finale. Inoltre consente agli esercizi di prossimità di essere presenti online anche dove gli sforzi individuali non lo consentano, di ottimizzare la presenza, il marketing, la comunicazione e la gestione della logistica consentendo a diverse aziende di resistere e magari di crescere in un momento di difficoltà”.

Per ciò che riguarda il trend della relazione “chi è riuscito a focalizzarsi meglio sul cliente finale ha avuto un buon risultato finale. Questo tipo di strategia è in ogni caso vincente”.

Infine il tema della sostenibilità, sempre più attuale, anche per quanto riguarda l’e-commerce. Basti pensare che 43% degli italiani che acquista online teme che l’incremento dei volumi di vendita degli e-commerce rappresenti una minaccia per l’ambiente. Una diversa sensibilità che ha fatto trasformare diversi servizi, come ad esempio il packaging.



Giornalista free lance presso il webmagazine Tendenzeonline, Media Key, Pubblico Today, diyandgarden.com. Da tanti anni si occupa di comunicazione e advertising, marketing e retail, sostenibilità sociale e ambientale. Ma soprattutto pensa che non si finisca mai di imparare.

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