Il Primo Rapporto Confcommercio sul commercio in Italia fotografa una trasformazione profonda del retail. Diminuiscono i punti vendita, ma crescono produttività, fatturato e capacità organizzativa delle imprese.
Un cambiamento che coinvolge direttamente anche il mondo DIY, home improvement e garden retail, dove il futuro sarà sempre più legato a format evoluti, servizi, competenze e integrazione tra fisico e digitale.
È questa la principale indicazione che emerge dal Primo Rapporto Confcommercio sul commercio in Italia, presentato a Roma dal presidente Carlo Sangalli e discusso alla presenza del ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, con il contributo di importanti protagonisti del sistema distributivo e produttivo italiano.
La fotografia elaborata dall’Ufficio Studi Confcommercio racconta un settore che negli ultimi sette anni ha perso punti vendita, ma ha aumentato capacità competitiva, produttività ed efficienza. Un processo di selezione e consolidamento che interessa direttamente la distribuzione specializzata: ferramenta, bricolage, garden center e insegne di home improvement sono infatti al centro di una trasformazione nella quale il negozio fisico non scompare, ma cambia funzione.
Il punto vendita del futuro sarà probabilmente meno numeroso, ma più strutturato, più competente e più capace di generare valore attraverso servizio, consulenza, esperienza e integrazione con i canali digitali.
Meno negozi, ma imprese più forti
Il dato più evidente del Rapporto riguarda la riduzione della rete commerciale. Tra il 2018 e il 2025 le unità locali del commercio al dettaglio sono passate da 666.479 a 570.313, con una diminuzione del 14,4%.
Una contrazione che coinvolge soprattutto gli esercizi più piccoli e maggiormente legati alla presenza territoriale: gli ambulanti diminuiscono del 27,3%, i piccoli negozi alimentari del 17,9%, mentre gli esercizi specializzati registrano un calo del 14,3%.
Ma il dato, letto in modo isolato, rischia di restituire un’immagine incompleta del settore. Nello stesso periodo, infatti, gli addetti diminuiscono soltanto dell’1,8%, passando da 1,905 milioni a 1,871 milioni, mentre il fatturato complessivo cresce da 326,8 a 410,7 miliardi di euro, con un incremento del 25,7%.
Ancora più significativo il dato relativo al fatturato per addetto, che passa da 172 mila a 220 mila euro, crescendo del 27,9%.
Il commercio italiano, quindi, non si sta semplicemente restringendo ma sta attraversando una fase di riorganizzazione nella quale sopravvivono e crescono gli operatori capaci di aumentare efficienza e valore.
Una dinamica particolarmente interessante per il DIY, dove negli ultimi anni si è assistito a un progressivo rafforzamento delle insegne organizzate, della grande distribuzione specializzata e dei format capaci di integrare assortimento, servizio e relazione con il cliente.
La distribuzione specializzata cambia modello
Per il mondo DIY, home improvement e garden il capitolo più interessante del Rapporto riguarda proprio l’evoluzione degli esercizi specializzati. Il calo del numero dei punti vendita non coincide necessariamente con una perdita di competitività. Al contrario, i dati mostrano una progressiva crescita della dimensione media e della produttività delle imprese.
Nel comparto prodotti casa e persona, uno dei segmenti più vicini per dinamiche al mondo della cura della casa e del miglioramento degli ambienti domestici, il fatturato cresce del 28% tra il 2018 e il 2025, mentre il fatturato per addetto aumenta del 32,3%.
Anche il numero medio di addetti per punto vendita cresce del 13,7%, indicando una maggiore strutturazione dei negozi.
Il mercato premia sempre meno il semplice presidio fisico e sempre più la capacità del punto vendita di offrire un’esperienza completa. La competenza del personale, la consulenza sui progetti, la capacità di accompagnare il cliente nella scelta dei prodotti, i servizi post-vendita e l’integrazione con gli strumenti digitali diventano elementi distintivi.
Il negozio non è più soltanto un luogo dove acquistare un prodotto, ma un luogo dove trovare soluzioni.
Più società di capitali, più capacità di investimento
Un altro elemento significativo riguarda l’evoluzione della struttura imprenditoriale. Tra il 2018 e il 2025 la quota delle società di capitali nel commercio al dettaglio cresce dal 12,2% al 17,4%.
Un cambiamento che evidenzia il passaggio verso modelli organizzativi più complessi, con maggiore capacità finanziaria e maggiore propensione agli investimenti.
Per la distribuzione specializzata questo aspetto è particolarmente rilevante. Il mercato del DIY richiede infatti investimenti continui che vanno dalla digitalizzazione dei processi alla gestione degli assortimenti, dalla logistica alla formazione delle persone, fino alla progettazione di nuovi format commerciali.
Produttività: il commercio supera vecchi stereotipi
Uno dei messaggi più forti del Rapporto Confcommercio riguarda la produttività. Il commercio, secondo l’analisi presentata, non può più essere considerato un settore marginale o poco innovativo.
Negli ultimi trent’anni la produttività del lavoro del commercio è cresciuta del 61%, contro il 9% dell’intera economia e il 5% dei servizi.
Una dinamica che invita a cambiare il racconto del settore: il retail italiano non è un comparto fermo, ma un sistema che ha saputo adattarsi ai cambiamenti dei consumi, alle nuove tecnologie e alla maggiore competitività.
L’eCommerce è uno dei principali fattori che stanno ridisegnando il commercio. Tra il 2018 e il 2025 il fatturato delle attività riconducibili al commercio online, alla vendita porta a porta e ai distributori automatici cresce del 41,9%, mentre il numero delle attività aumenta del 13,6%.
Il digitale non rappresenta però semplicemente un concorrente del negozio fisico. La vera sfida è l’integrazione dei canali. Click&collect, consulenza digitale, contenuti tecnici, progettazione degli ambienti e servizi post-vendita sono sempre più parte integrante dell’offerta.
Discount in crescita, ipermercati in trasformazione
Tra le formule distributive analizzate da Confcommercio emergono dinamiche molto differenti. Il discount alimentare è il formato che registra la crescita più significativa: tra il 2018 e il 2025 il fatturato aumenta del 101,1%, mentre gli addetti crescono del 51,2%.
Un risultato che conferma il peso crescente della convenienza nelle scelte dei consumatori. Di contro, gli ipermercati evidenziano una fase di difficoltà, con un calo del fatturato dell’8,4%.
Il dato conferma una tendenza ormai evidente nel retail europeo con le grandi superfici generaliste che perdono centralità a favore di modelli più flessibili, più vicini al consumatore e capaci di rispondere meglio a bisogni specifici.
Il Sud tra opportunità e modernizzazione
Il Rapporto evidenzia inoltre una dinamica particolare del Mezzogiorno. Il Sud mantiene una maggiore capillarità commerciale rispetto al resto del Paese: nel 2023 la densità è di 12,1 unità locali ogni mille abitanti, contro una media nazionale di 10,3.
Una caratteristica sostenuta dall’autoimprenditorialità, dagli incentivi pubblici e dal ruolo crescente del turismo. Ma questa situazione presenta una doppia lettura.
Da un lato rappresenta una ricchezza perché mantiene vivo il tessuto commerciale locale; dall’altro potrebbe indicare un processo di trasformazione ancora non completamente compiuto. Proprio il Mezzogiorno, infatti, mostra spazi interessanti per la crescita della distribuzione moderna e Confcommercio evidenzia una crescita delle unità locali dei supermercati e soprattutto delle grandi superfici tecnologiche, segnale di un processo di modernizzazione in corso.
Il nodo del futuro: efficienza e territorio devono convivere
Se il Rapporto racconta un commercio più efficiente, produttivo e strutturato, evidenzia anche la principale criticità del settore che è la desertificazione commerciale.
Tra il 2018 e il 2025 sono scomparsi quasi 100 mila punti vendita, con conseguenze che non riguardano soltanto l’economia, ma anche la qualità della vita delle comunità.
Su questo tema si sono confrontati il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli e il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso.
Sangalli ha sottolineato come il commercio rappresenti una vera infrastruttura economica e sociale del Paese: “dove c’è il terziario di mercato, c’è vivibilità diffusa, sicurezza, relazioni sociali”.
Per Confcommercio il futuro passa da politiche capaci di sostenere tutti i modelli distributivi, dalla prossimità alla grande distribuzione organizzata, fino agli esercizi specializzati, attraverso incentivi agli investimenti, innovazione e una maggiore attenzione al ruolo del commercio nelle città.
Urso ha ribadito la necessità di accompagnare la trasformazione del settore attraverso politiche basate sui dati e non sulle percezioni. “Il commercio italiano innova, cresce e si trasforma, dobbiamo accompagnare questo sforzo”, ha dichiarato il ministro, evidenziando come il cambiamento dei consumi sia legato alle trasformazioni della società italiana.
Ma il ministro ha posto anche un punto fermo: “Non ci rassegniamo, il commercio di prossimità è una peculiarità italiana. Un commercio senza legame con il territorio non è accettabile per noi“.
Servizio, innovazione ed esperienza: la nuova sfida del retail
La tavola rotonda conclusiva ha confermato un elemento comune a tutti i settori: il futuro del commercio sarà costruito sulla capacità di creare valore oltre il prodotto.
Giorgia Favaro, amministratrice delegata di McDonald’s Italia, ha sottolineato come i consumatori siano oggi più attenti alla spesa ma anche alla ricerca di esperienze e innovazione.
Enrico Somma, presidente Expert Italy, ha evidenziato il peso crescente dell’e-commerce nel settore dell’elettronica e la necessità per gli operatori fisici di puntare sulla qualità del servizio.
Paolo Barilla, presidente Unione Italiana Food, ha richiamato invece il valore dell’esperienza e della capacità dei format commerciali di creare emozione e relazione.




















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