OBI sperimenta un nuova organizzazione

OBI Italia
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In una nota rilasciata da Uiltucs si legge che la catena di bricolage sta testando un progetto pilota in 7 punti vendita con nuove figure professionali e un sistema di rilevazione attività.

OBI Italia ha avviato un progetto sperimentale di riorganizzazione che coinvolge sette punti vendita distribuiti tra Nord e Centro Italia. L’iniziativa, presentata alle organizzazioni sindacali, introduce nuove figure professionali e un sistema di monitoraggio delle attività tramite dispositivi palmari. Su quest’ultimo punto Filcams, Fisascat e Uiltucs ribadiscono che sia “necessario un accordo prima dell’estensione”.

La sperimentazione interessa i punti vendita di La Spezia, Prato, Sesto Fiorentino, Novara, Como, Magenta e Trieste, selezionati perché caratterizzati dallo stesso format in termini di metratura e organico. L’obiettivo dichiarato dall’azienda è migliorare il servizio al cliente attraverso una ridefinizione dei ruoli interni.

Il progetto prevede l’introduzione di quattro nuove figure: Specialista posa pro, Specialista b2b, Picker core e Specialista rifornimento banchi e scaffali. Per questi profili è allo studio un sistema incentivante parallelo, separato dal premio di risultato previsto dal contratto integrativo aziendale vigente, con un premio base ipotizzato di 3.000 euro legato a indicatori di margine e fatturato.

Secondo quanto comunicato da Uiltucs, fonte della notizia pubblicata l’11 febbraio 2026, l’azienda ha garantito che l’adesione ai nuovi ruoli sarà volontaria e che i dipendenti potranno candidarsi. Tuttavia, ha anche ammesso di aver già “individuato” alcuni profili, un aspetto che ha immediatamente sollevato perplessità.

I sindacati Filcams, Fisascat e Uiltucs hanno richiesto piena chiarezza sui criteri di selezione e sul ruolo delle rappresentanze sindacali nel processo, “affinché l’accesso non risulti predefinito e siano garantite condizioni di correttezza e pari opportunità”.

Sotto la lente il sistema palmare

Il tema più delicato riguarda l’introduzione di un sistema di rilevazione delle attività tramite palmare o app. OBI ha presentato lo strumento come uno “studio dei tempi” della durata di tre settimane, finalizzato a comprendere la distribuzione dei processi lavorativi, escludendo finalità di controllo individuale.

Il funzionamento previsto è il seguente: ogni 30 minuti circa, i lavoratori coinvolti devono selezionare dal dispositivo l’attività in corso tra quelle compatibili con il proprio ruolo. I dati vengono aggregati per cluster di almeno 5 lavoratori e trasmessi in forma anonimizzata a livello centrale per analisi organizzativa, senza visibilità per i responsabili di negozio.

Nonostante queste garanzie tecniche “le organizzazioni sindacali ritengono che la raccolta sistematica di informazioni sulle attività svolte in orario di lavoro, anche se aggregata, costituisca un trattamento di dati collegato alla prestazione lavorativa e rientri nel perimetro dell’articolo 4 della legge 300/70 (Statuto dei Lavoratori)”.

Per questa ragione, Filcams, Fisascat e Uiltucs considerano “imprescindibile la stipula di un accordo sindacale ai sensi dell’articolo 4, comma 2, della legge 300/70, prima di ogni ulteriore utilizzo o estensione del sistema”. Le sigle chiedono inoltre la condivisione preventiva e formalizzata di finalità, modalità e utilizzi dei dati, oltre alla verifica delle misure di garanzia in relazione a privacy e tutela individuale.

Risultati economici positivi

Nel corso dell’incontro del 29 gennaio, l’insegna ha presentato dati economici che delineano un quadro complessivamente positivo per il 2025. OBI ha registrato un incremento di 49 milioni di euro in due anni, con una crescita del 7,2% a parità di perimetro, raggiungendo un fatturato di 474 milioni di euro (a fronte di un budget pianificato di 482 milioni). Il risultato operativo ha invece superato le attese, attestandosi a 17,3 milioni contro i 16,2 pianificati.

Sul fronte dell’eCommerce, il canale ha generato 3,8 milioni di euro nel 2025 (contro i 3,5 pianificati), pari al 4,5% del fatturato totale, in netta crescita rispetto ai 2,2 milioni del 2024. L’azienda definisce questa componente “quota minore ma strategica”.

Per quanto riguarda il sistema incentivante del contratto integrativo, nel 2025 sono stati erogati premi per un costo aziendale di 845.000 euro, con 48 punti vendita su 52 che hanno raggiunto almeno un indicatore utile (95% di copertura).

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