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icona distribuzione Federcomated, tra economia circolare (Consorzio REC) e formazione


Mario Verduci, Federcomated
Mario Verduci, Federcomated

Rinnoviamo l’incontro con Mario Verduci, segretario generale di Federcomated, la Federazione Commercianti Cementi Laterizi e Materiali da Costruzione Edili, costituita nel 1983, che rappresenta, tramite le Ascomed, le Associazioni Provinciali di Commercianti di Materiali Edili, la rete distributiva di prodotti e materiali da costruzione per l’edilizia.

Il ruolo di supporto e assistenza della rivendita

Questo 2022 come è iniziato?
Diciamo brillantemente visti i risultati e l’espansione che il mercato ha subito a causa dei diversi bonus edilizi, anche se ce ne sono talmente tanti che è diventato complicato individuare quello adatto al nostro cliente. Detto questo va comunque dato atto che i risultati economici del 2021 sono stati positivi con crescita a 2 cifre che ha recuperato i valori del 2019. Anche il 2020 è stato positivo ma con un’evidenza maggiore circa le differenze territoriali. E poi, sostanzialmente, nel 2020 il meccanismo del 110% era agli inizi e i primi sei mesi sono trascorsi a raccogliere informazioni, spesso contraddittorie, con conseguenti perdite di tempo.

Come ha reagito la distribuzione edile?
Le rivendite edili si sono attrezzate per dare un supporto importante ai clienti e va precisato che quando parliamo di magazzino del rivenditore connesso con la fornitura noi non parliamo di bonus goduto direttamente perché il bonus riguarda l’opera, il committente e chi esegue l’opera, non gli acquisti. La distribuzione ha un ruolo indiretto di supporto e assistenza, salvo in casi particolari in cui i venditori hanno fatto contratti di collaborazione o contratti con le imprese. Si creava una filiera di interessi che consentiva a tutti di fare business.

Dalla prima intervista fatta, qual è lo stato di salute delle rivendite edili?
La pandemia ha avuto un valore determinante, ma dal punto di vista della ristrutturazione del sistema distributivo dei materiali da costruzione, è migliorata l’offerta, c’è stato uno spostamento massiccio dell’attività, basti pensare che sugli investimenti fatti sull’edilizia circa il 73-74% ormai è appannaggio del piccolo cantiere, della ristrutturazione. L’edilizia intesa come nuove costruzioni, salvo i grattacieli in Porta Nuova, è ancora ferma. Meglio, nonostante la pandemia, il segmento dei lavori pubblici. Questa situazione, ovviamente, la polverizzazione delle imprese, basti pensare che il 96-97% delle aziende addette ai lavori conta 10 dipendenti. Con le conseguenze del caso.

Quali?
L’estrema polverizzazione delle imprese, e tutto l’indotto che fa capo a questa organizzazione produttiva e ne subisce le conseguenze, rende molto difficoltosa l’innovazione del comparto. Questo perché gli elementi di competizione che spingono un’impresa a formare, migliorare, innovare, formare i dipendenti. A questo aggiungiamo l’andamento positivo relativo alla ristrutturazione che favorisce proprio le piccole realtà.

E questo 73-74% quanto pesa in valore sul totale mercato dell’edilizia?
Tra i 110 -120 miliardi di euro, valore che aumenterà perché il patrimonio italiano è tutto da ristrutturare, oltre al fatto che almeno pe ri prossimi 5 anni sono previsti ancora incentivi.

Il consorzio REC per l’economia circolare in edilizia

La pandemia ha riproposto anche il grande tema dell’ambiente e della sostenibilità e l’edilizia ha un ruolo molto importante.
Indubbiamente e Federcomated ha promosso una grande iniziativa, ovvero la creazione dei centri di raccolta dei rifiuti di costruzione e demolizione. Nel maggio 2021 abbiamo creato un consorzio che si chiama REC (Recupero Edilizia Circolare), finanziato direttamente dagli operatori, al servizio dei clienti artigiani che possono smaltire, in maniera corretta, presso le rivendite aderenti. Il progetto ha raccolto riscontri molto buoni perché risolve problemi molto seri, quali ad esempio lo smaltimento di rifiuti pericolosi, ma anche quello dell’abbandono indiscriminato e illegale di rifiuti.

Come funziona?
La rivendita che aderisce volontariamente al consorzio crea un centro preliminare di raccolta che funge da cuscinetto tra l’artigiano che produce i rifiuti e l’impianto che riceve il prodotto. Chiaramente la rivendita deve attrezzare uno spazio idoneo e aderire al protocollo del consorzio, che è stato realizzato secondo criteri di sostenibilità e prevede il riciclo del materiale riutilizzabile come materia secondaria. Il principio è lo stesso del RAEE, dei materiali elettrici ed elettronici: la suddivisione dei prodotti in base a categorie e ai 17 codici CER. Con la modifica della Legge sull’ambiente, la rivendita edile può raccogliere i rifiuti edili e tutti ne traggono un gran beneficio. Sia l’artigiano o la piccola impresa che fa il demolitore sia il rivenditore che fidelizza il cliente, sia l’impianto che riceve la materia già selezionata che procede alla lavorazione e lo conferisce al centro di raccolta.

Un’operazione di vera economia circolare, quindi
Certamente sì, economia circolare ma anche socialità visto che i vantaggi sono importanti anche per le amministrazioni pubbliche. Consideri che in caso di abbandono dei rifiuti i comuni devono intervenire e il costo è 8 volte più alto rispetto a quello di una corretta raccolta.

Le rivendite edili, tra affiliazioni e acquisizioni

Torniamo alla distribuzione. Proseguono le aggregazioni e le acquisizioni?
Direi di sì. Attualmente assistiamo a due soluzioni diverse ma che portano entrambe allo sviluppo di aggregazioni. La prima costituita da aziende indipendenti che si aggregano secondo diverse formule di affiliazione commerciale, la seconda è quella delle acquisizioni, realtà che vediamo nei multipoint.

E’ un processo che proseguirà in questo senso?
Inevitabilmente. Come del resto è già avvenuto in altri paesi europei. L’Italia conta 8.000 punti vendita in Italia, di questi 1500 in gruppi di acquisto, gli altri sono indipendenti singoli o multipoint. Potrebbero profilarsi specializzazioni che, peraltro già esistono, con magazzini specializzati sui materiali di finitura, altri che vendono prodotti tradizionali e i materiali pesanti, ecc. Il destino è tracciato e la dimensione media è quella che prenderà il sopravvento, perché la problematica degli aspetti finanziari non va trascurata.

In che senso?
In questo settore la filiera produttiva richiede un tempo molto lungo nel dare concretezza al prodotto, perché per costruire una casa ci impiego 2 anni e l’imprenditore che investe nell’edilizia deve impegnare mezzi significativi. E sebbene ci siano delle leggi di tutela del credito le tempistiche sono lunghissime e si fa in tempo a fallire. In molti si trovano in difficoltà a servire le imprese artigiane perché queste, per dimensioni e preparazione, non dedicano il tempo necessario all’organizzazione finanziaria della loro impresa e vivono alla giornata, senza programmazione. Gli insoluti in edilizia sono un grande problema fermo restando che il prodotto finale va pagato in contanti mentre il resto, i prodotti e i servizi da impiegare nella produzione vengono pagati solitamente a 90-120 giorni. E’ una situazione, soprattutto in presenza di lavori lunghi, che richiede un investimento non da poco e non perché il cliente non voglia pagare ma perché l’organizzazione del sistema produttivo è tale che riesci a riavere il circolante per rinvestire nell’attività produttiva, motivo per cui le imprese non crescono.

Sistema creditizio e aumento dei prezzi

Ma il sistema creditizio come risponde?
In maniera non adeguata sia perché si ritiene che il comparto non abbia una gestione finanziaria che consenta la restituzione sia perché manca la specializzazione nell’assistere il nostro settore. Su questo aspetto Fercomated lavora da molto tempo per ottenere un risultato positivo e serve una legge. Noi abbiamo già presentato una proposta, poi è intervenuto il covid, e non siamo riusciti a portare avanti l’iniziativa. Ma siamo convinti che sia necessaria, per rafforzare le imprese e per soddisfare i bisogni abitativi, sociali e la qualità del vivere.

Un altro tema che rimane di grande attualità è la crisi delle materie prime, dei trasporti, dei rincari energetici. Quali sono le vostre riflessioni in merito?
Intanto non penso che il Covid sia stato così determinante. Penso piuttosto ad un riposizionamento a livello globale, con l’avvento dell’informatica che ha cambiato la vita di tutti e la rivoluzione del sistema dei consumi, sia nel settore alimentare sia non alimentare che non più di tipo elitario e dimostrativo come era un tempo. Oggi i prodotti sono tutti più abbordabili e mi pare che i grandi investimenti vadano nella direzione delle telecomunicazioni, digitalizzazioni e informatica. Sono ambiti che richiedono grandi risorse e queste vengono assorbite e indirizzate in questo senso.

Federcomated 2022. Formazione sempre in prima linea

Vendiamo a Fercomated e le sue attività 2022. Quest’anno il convegno sarà in presenza?
Sì, è assolutamente necessario per la nostra sopravvivenza, ormai il convegno è uno strumento associativo ridimensionato di per sé, se non proponi questioni interessanti sulla tua impresa o persona non funziona, l’ultimo che abbiamo fatto, abbiamo trattato il tema dell’imprenditoria femminile. In generale c’è un’interessante affermazione del genere femminile, nell’edilizia purtroppo ancora no, ma la tendenza c’è, basti pensare che in sala il 52% dei partecipanti erano donne imprenditrici. A questo si aggiunge l’attività di organizzazione dei corsi di formazione per tutte le figure della filiera; corsi che hanno l’obiettivo di appassionare, soprattutto le nuove leve, in base alla percezione del tipo di impresa.

Consiglierebbe ad oggi ad un ragazzo di diventare geometra, ingegnere?
Il 20% del prodotto interno lordo è fatto dall’edilizia, in tutte le sue sfaccettature, quindi sono ancora valide come professioni. Spesso le scuole non sono all’altezza della domanda reale. Purtroppo la nostra scuola è rimasta ferma a tanti anni fa e abbiamo un’offerta formativa divisa per tipologie che sostanzialmente scimiotta la matrice di formazione classica, quella della riforma Gentile, per intenderci. Non c’è sufficiente attenzione alla formazione professionale che viene percepita come un’attività formativa di serie B. Di fatto sono attività marginali, sdei recuperi per garantire un’opportunità di lavoro a qualcun altro, per soddisfare le esigenze dell’organizzazione sindacale. Ma la realtà dei fatti poi ci restituisce un racconto diverso, dove un idraulico guadagna più di un architetto. Quindi? Non sarebbe il caso di formarli meglio?

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