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icona tendenze Osservatori.Net, le infografiche 2017


E’ stata rilasciata poco prima della fine dell’anno la pubblicazione del Politecnico di Milano relativa agli Osservatori Digital Innovation. Con il titolo “Le Infografiche 2017: i numeri chiave dell’Innovazione Digitale”, il Comitato Scientifico, composto da Umberto Bertelè, Alessandro Perego, Raffaello balocco e Mariano Corso, ha presentato, in grafici, per l’appunto, lo stato dell’arte dell’avanzamento digitale in Italia, negli ambiti e utilizzi più diversi.

Dai beni e attività culturali, al Cyber Crime, dal Mobile Payment al Cloud Transformation, la pubblicazione è anche un modo per fare il punto su quanto successo dal 1999, anno in cui fu proposto il primo Osservatorio sull’ecommerce B2C dal Politecnico. Esattamente due anni prima dell’ormai arcinota “bolla” di Internet.

Nel frattempo, come ripercorre l’introduzione alle Infografiche, molte cose sono cambiate, fra queste la rivoluzione smartphone e il velocissimo sviluppo dell’economia digitale, tanto che oggi sono “nativamente digitali 7 delle prime 8 imprese al mondo per capitalizzazione di Borsa – 5 USA e 2 cinesi -, con tassi di crescita e profittabilità molto elevati”. E ancora “sono in fase di digitalizzazione più o meno spinta le imprese incumbent della maggior parte dei comparti tradizionali, settore bancario-finanziario e automobilistico in testa, con processi di ristrutturazione e/o acquisizioni di startup digitali”.

L’Italia in tutto questo presenta, ancora una volta le sue contraddizioni. Secondo il DESI (Digital Economy and Society Index) 2017, strumento della Comunità Europea per monitorare il processo di Digital Single Market, il nostro Paese è solo al 25° posto. Una posizione molto bassa, rispetto ai 5 parametri presi in esame dal DESI. La connettività, anche se in miglioramento è ancora a livelli troppo bassi in termini di competenze; se parliamo di utilizzo di Internet scivoliamo addirittura al 27° posto ma siamo superiori alla media UE, in fatto di integrazione delle tecnologie digitali, ad esempio nella fatturazione elettronica (da noi è obbligatoria con la PA), ma molto più bassi nell’uso di canali di vendita ditali. Miglioriamo, infine, nell’erogazione di servizi pubblici on line che, però, non vengono utilizzati adeguatamente dalle persone.

Insomma, un’altalena di alti e bassi che, tuttavia, non premia la posizione italiana anche per cause che, secondo gli Osservatori Digitali, sono molteplici: le forti resistenze della PA, la stagnazione economica che non ha favorito gli investimenti, la conseguente disoccupazione e l’impatto negativo sulla formazione. Tuttavia l’andamento degli Osservatori Digitali, negli anni, dimostra che la digitalizzazione è in costante aumento e sembra che anche la politica abbia compreso la reale portata del fenomeno e il pericolo in cui l’Italia potrebbe incappare rimanendone esclusa.