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icona tendenze La sorpresa Siferr


108 espositori, cui si aggiungono le presenze di 16 realtà fornitrici di servizi per la rivendita – una su tutte Masidef – ubicate all’interno dello spazio FerrLab 2.0. Queste le premesse della prima edizione di Siferr, il Salone Internazionale della ferramenta, tenutosi a Napoli, presso la Fiera d’Oltremare, il 6 e il 7 maggio scorsi e che ha chiuso i battenti con ben 6.134 presenze.

Una visita era d’obbligo? Era opportuna? Direi proprio di sì. Oggi, come molti operatori del settore sanno o intuiscono, imbarcarsi in un’avventura fieristica non è facile, in Italia a maggior ragione, al Sud poi, dopo il fallimento dello storico Sifuc…. A queste premesse, certamente non facili, se n’è aggiunta un’altra: il tempo. Basta andare a leggere o rileggere l’intervista realizzata l’8 febbraio a Sebastian Galimberti, organizzatore della manifestazione, per farsi un’idea di quanto il Siferr fosse una scommessa, nel vero senso della parola.

Una scommessa indubbiamente vinta, su tutte bastano le immagini del video girato per l’occasione e le impressioni raccolte in loco. L’affluenza è stata numerosa e la partecipazione attiva, a dimostrare che la curiosità era tanta, così come la voglia, per il Centro e Sud Italia, di ritornare ad incontrarsi.

Certamente, fondamentale, è la stato il ruolo di due “padroni di casa” (territorialmente parlando) importanti: Fraschetti Spa e Capaldo Spa che hanno fortemente creduto nell’iniziativa e hanno fornito un contributo significativo. Su tutte la preannunciata area FerrLab2.0, che ha contraddistinto l’aspetto culturale della manifestazione, con una fitta agenda di incontri, dedicati alla gestione e ottimizzazione del punto vendita, nonché il convegno domenicale dal titolo “Il negozio di ferramenta del futuro”.

Certamente è prematuro trarre un bilancio sull’effettiva efficacia della manifestazione in termini meramente economici. Solo nei prossimi mesi gli espositori potranno capire se il Siferr, oltre ad essere un momento d’incontro, possa essere interpretato come un’opportunità per “fare affari”. Tuttavia, lo sappiamo, le correnti di pensiero sono molteplici e contrastanti, e non sono casi isolati coloro che ritengono le fiere iniziative del tutto superate (Colonia in testa), quantomeno come strumento di soddisfazione economica. Il che, in molti casi è sicuramente vero. Ciò nonostante….

Ciò nonostante, e tra lo stupore generale di espositori, visitatori, della sottoscritta (che sì, qualche sensazione positiva ce l’aveva da tempo, ma un conto le ipotesi altro la realtà dei fatti) finanche degli organizzatori, l’appuntamento del 6 e 7 maggio ha dimostrato che il desiderio d’incontro è elevatissimo. Per quanto la globalizzazione abbia ridimensionato il concetto stesso di distanza, e forse proprio per questo, le iniziative locali, di prossimità, hanno una valenza molto importante e ritornano prepotentemente di attualità.

E, così, come molta moderna distribuzione sta reagendo ai bisogni della clientela, aprendo negozi di prossimità, portatori di relazioni, offerte e servizi “a misura” di un’utenza territorialmente definibile, altrettanto, e con lo stesso principio, forse, si può ragionare per le manifestazioni fieristiche. E, dall’incontro, perché no, si può sempre passare agli affari, scoprendo prodotti, iniziative e marchi nuovi o poco conosciuti.