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Ten: DIY and Garden

icona tendenze Industria 4.0. La quarta rivoluzione industriale


Posso dire che è ormai quasi vent’anni che lavoro e credetemi, in Italia ho sempre sentito tante persone che si lamentano e parlano di crisi. Ogni giorno c’è un problema, i politici rubano, le tasse sono alte, l’euro è una fregatura, non si lavora più, c’è disoccupazione. E allora tutti si lamentano, ma da vent’anni ininterrottamente!

Ora finalmente le cose sono cambiate… la politica fa schifo, la fuga di cervelli all’estero, i negozi chiudono perché c’è Amazon, i cinesi rovinano il “Made in Italy”, l’Italia non partecipa ai mondiali (si perché pure questo è un grande problema), etc.. Siamo in crisi! E allora non è cambiato niente… La “crisi”, come riportato anche su Wikipedia, è un cambiamento traumatico o stressante, pertanto non è possibile che duri 20 anni!

Questa è una rivoluzione, e per l’esattezza, è la quarta rivoluzione industriale!

In questo periodo sopravvive chi è in grado di evolvere, nascono nuove forme di business, nuovi lavori, nuove abitudini, nuove chance. Siamo in un periodo, la globalizzazione, dove vince chi è determinato a supportare il cambiamento, e quindi, merita di andare avanti. C’è una sorta di selezione meritocratica, il che non è un discorso razziale, ma vince la specie che si adatta a mutare a seconda delle condizioni esterne. Chi non si evolve si estingue. Si può essere grandi e potenti, ma se non si cambia si muore. Non possiamo chiudere gli occhi davanti a esempi di grandi multinazionali, che dieci anni fa pensavamo onnipotenti, e che oggi non esistono più, Nokia tanto per nominarne uno, esattamente 10 anni fa era su tutte le copertine dei giornali, come dimenticare il famoso 3310 con il gioco snake, oggi è sparita dal palcoscenico mondiale.

Ci si lamenta sempre, ma bisogna evolvere, bisogna adattarsi! In Italia c’è disoccupazione perché i ragazzi desiderano essere disoccupati, e se c’è da andare all’estero a lavorare, ben venga, non scordiamoci che i nostri nonni, o bisnonni, l’hanno fatto prima di noi. Uscite dalle case di mamma e papà, prendete una decisione, siate determinati e andate. L’importante è capire cosa si vuol fare, e metterci tutto l’impegno e il sacrificio per arrivare a ottenere il risultato.

Non si può pensare di prendere una laurea, o un master, e essere sicuri di trovare lavoro se poi le specifiche acquisite non sono idonee alle necessità del periodo, oggi il “pezzo di carta” non basta, e a volte non serve.

I negozi non chiudono perché c’è Amazon, ma per il semplice fatto che i clienti, che prima entravano nei loro negozi di prossimità, ora entrano tutti i giorni, in tutti i centri commerciali del mondo! E sono anche più tutelati e coccolati rispetto a prima. Prima c’era un’asimmetria informativa che portava il cliente a raccogliere le informazioni dal negoziante di fiducia, e al limite ci si spostava alla via parallela per raccogliere maggiori informazioni, ma non girava tutta la città per farsi un’idea di prezzo e caratteristiche, ci si affidava al commerciante di zona. In questo periodo, per la prima volta nella storia dell’uomo, si possono confrontare i prezzi, le caratteristiche, le disponibilità in tutto il mondo, e non servono mesi ma 5 minuti! Ah… senza spostarsi dalla sedia o dal divano. Pertanto, se il commerciante di zona ha un prezzo superiore a quello dettato dal mercato, vuol dire che tanto di fiducia, il commerciante, non è.

E il negozio sotto casa che magari non ha neanche un sito internet? Chiude!!! E non per colpa di Amazon, ma semplicemente perché non ha saputo evolversi, perché non ha capito il cambiamento, e ovviamente addossa tutta la colpa ai cinesi, a Amazon, a internet.

Quando ero piccolo, chiedevo a conoscenti e vicini dove andare a comprare le cose che mi occorrevano, mi sapevano fare l’elenco di tutti i negozi presenti in tutto il quartiere, ora sfido chiunque a elencarmi i negozi presenti sotto casa! Gran parte delle persone non li conoscono, addirittura se vogliamo andare a mangiare una pizza, la prima cosa che facciamo è vedere online quali sono le pizzerie più recensite e dove stanno, senza però conoscere quelle vicine a noi.

E la grande azienda/fabbrica? Se non adotta strategie a medio lungo termine che tengono in considerazione questi cambiamenti viene comprata dai cinesi o dagli americani, se gli dice bene, altrimenti chiude anch’essa! E la colpa non è di internet, ma di quei Manager, da 100/200k anno, che hanno voluto essere cechi di fronte all’evoluzione. Però magari poi sono attivissimi sui profili social…

Amazon, Alibaba, i cinesi, e quelli che verranno dopo, non sono “il problema”, al contrario, sono le nuove forme di business, con nuove tecnologie, nuove idee, con nuove opportunità. Il problema è quando queste novità vengono “sfruttate” male, o non vengono sfruttate per niente. I social ad esempio non sono una cattiva idea, ma in tanti ne abusano e ne fanno un uso spropositato, ma di per sé, sono stati elevati ai nuovi strumenti di socializzazione, nonché di informazione e comunicazione, e in maniera del tutto democratica. Perché nessuno è venuto con il fucile puntato a chiedere di registrarsi, eppure gran parte dell’umanità ora ne fa uso.

Per farla breve io credo che tutti noi oggi dobbiamo dare un valore aggiunto, qualcosa in più rispetto al valore intrinseco di ciò che offriamo. Non basta produrre il prodotto e metterlo sullo scaffale, ma dobbiamo renderlo visibile sulla vetrina mondiale, e magari spedirlo in 24 ore, dicendo sempre grazie al cliente che ci ha scelto. In questo modo non solo la persona che abita sopra al tuo punto vendita si renderà conto che esisti e cosa offri.

Stiamo portando avanti una rivoluzione, la quarta rivoluzione industriale, e lo stiamo facendo con determinazione, pertanto se c’è qualcuno che non la comprende, e fa parte di quelli che dicono che Internet è il male, beh… fatevi da parte. Fate largo ai “giovani”, non solo d’età, che sono pronti a mettersi, o rimettersi, in gioco e assistete all’evoluzione, ma non fermateci e non chiamateci pazzi, perché pazzi sono coloro che fanno finta che nulla sta succedendo, e che dicono “era meglio quando si stava peggio”.

Dimenticavo, in Italia ci sono grandi potenzialità di sviluppo e di crescita, cerchiamo di sfruttarle, e crederci, perché altrimenti verranno gli altri a sfruttarle al posto nostro.

Alessandro Samà è Ecommerce manager di Bricobravo.com