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icona produzione Con Carlo Botta tra passato e presente


Il pretesto per l’intervista è il 60° compleanno della Wolfcraft, celebre azienda di accessori per elettroutensili, ma non solo, che Carlo Botta guida nel difficile mercato del bricolage italiano insieme ad un efficiente staff commerciale composto da Patrizia Bossi, Antonella Mauri, Stefania Mura ed Elisa Colzani. Si tratta di un pretesto perché Carlo Botta è uno dei manager con maggiore esperienza che abbiamo nel bricolage italiano, considerando che la sua carriera nel settore cominciò nel lontano 1976 alla Stanley Tools, in qualità di assistente al marketing, e non potevamo lasciarci sfuggire l’occasione di ricostruire il passato e analizzare il presente alla luce della sua profonda esperienza.

Parlando di utensili di alta qualità prima, in Stanley e di prodotti molto tecnici come gli accessori per gli elettroutensili poi, in Wolfcraft dobbiamo pensare ad un consumatore esperto, preparato che sa quello che gli serve e quello che vuole. Trent’anni fa questo tipo di consumatore era quello che veniva considerato hobbysta del bricolage: tendenzialmente lavorava il legno e aveva un’attrezzatura pari, se non a volte superiore a quella di un artigiano. Questo tipo di consumatore esiste anche oggi? Oppure è sparito per lasciare spazio alla donna e alla casa?

Esiste eccome – risponde Carlo Botta -. Sono i nostri clienti e devo dire che sono persone che trasmettono entusiasmo. Sono molto attenti, consultano il nostro catalogo e spesso vogliono il contatto diretto per capire di più e meglio, ma anche per farci i complimenti per i prodotti e per la nostra assistenza. Certamente in Italia rappresentano una nicchia all’interno del mercato del bricolage, però una crescita in questi anni c’è stata.”

Tutto sommato la nascita del mercato del bricolage in Italia negli anni ’70 fu molto tecnica, poi le cose sono cambiate. Qual’è la sua analisi?
Negli anni ’70 e ’80 si pensava che il fai da te, inteso come occupazione creativa del tempo libero potesse avere successo tra gli italiani. Le aziende di prodotti tecnici ( combinate, fresatrici, saldatori, ecc.) investivano molto in comunicazione e pubblicità sulle riviste del settore, che nel frattempo erano nate, e le manifestazioni fieristiche brillavano per dinamismo. In realtà ben presto si capì che in Italia il fai da te non avrebbe mai potuto raggiungere i livelli di Germania, Inghilterra e in generale dei Paesi del nord Europa.

Per quale motivo?
Per una questione culturale. In Italia la manualità non è vissuta in maniera corretta: le applicazioni tecniche nelle scuole non esistono più e chi è capace di fare le cose viene, nella migliore delle ipotesi, ammirato, molto difficilmente emulato. All’amico capace chiediamo aiuto, gli chiediamo di intervenire in vece nostra, non di spiegarci e di insegnarci come fare. Credo di poter dire che in Italia il fai da te non è mai stato e probabilmente mai sarà contagioso.

Infatti il concetto stesso di bricolage si è completamente trasformato nel tempo: dall’uomo che per hobby lavora il legno siamo passati alla famiglia che si occupa della manutenzione e abbellimento della casa. E’ d’accordo?
Certamente, fermo restando però che gli hobbisti ci sono e di anno in anno crescono numericamente, anche se in misura non molto significativa. E’ comunque fuori dubbio che oggi la crescita della grande distribuzione specializzata e l’ingresso della donna nel mercato hanno cambiato radicalmente le dinamiche e l’approccio al bricolage. La donna oltre che compratrice ed utilizzatrice dei prodotti ha un ruolo spesso determinante nello stimolo all’acquisto dell’uomo. Naturalmente le insegne della gds hanno correttamente seguito questa tendenza e hanno sacrificato, chi più e chi meno, l’area dedicata ai prodotti tecnici a favore di reparti come la decorazione, l’illuminazione o il tessile. Famiglie merceologiche che fino a dieci anni fa non esistevano nei punti vendita di prodotti per il bricolage.

Se la grande distribuzione specializzata ha seguito questo genere di tendenza, all’appassionato di fai da te oggi rimane solo la vecchia ferramenta?
L’approccio al problema è molto diverso. Oggi se parliamo di bricolage e di distribuzione moderna, comprendendo quindi anche quelle insegne che in realtà non hanno punti vendita di grande metratura, credo che le quote di mercato al consumo siano da suddividere in un 70% a favore della distribuzione moderna e il restante 30% alla distribuzione tradizionale. Questo è certamente vero per noi di Wolfkraft, ma credo che sia un dato valido per l’intero mercato. La vecchia ferramenta dove si trovava di tutto direi che quasi non esiste più, soprattutto nelle grandi città. Le nuove generazioni tendenzialmente evolvono il punto vendita dei padri verso la specializzazione e il cliente professionale oppure verso la multimerceologica orientata al bricolage. Il consumatore appassionato ed esperto quindi si rivolge sempre di più alla grande distribuzione specializzata perché questa è in grado di offrire una profondità di gamma e quindi di scelta sempre più importante e soddisfacente.

Wolfcraft, che indubbiamente ha un’offerta molto tecnica, come si è mossa e come si muove in queste nuove dinamiche di mercato?
Wolfcraft è un’azienda che con oltre 500 brevetti ha sempre fatto dell’innovazione il proprio orgoglio. L’azienda nacque 60 anni fa con la produzione di accessori per elettroutensili. Ovviamente, con il passare del tempo e la crescita del numero di brevetti diventava sempre più difficile inventare qualcosa di nuovo, quindi iniziò la produzione di banchi da lavoro, per poi entrare nel 1998 nel mondo del serraggio e nel 2000 in quello dei carrelli. Oggi lavoriamo sull’innovazione partendo da progetti specifici mirati alla migliore soluzione di particolari problemi. L’ultimo in ordine di tempo, dopo il parquet e il cartongesso, è il progetto per “gestire la legna da ardere”. In sostanza, invece del vecchio cavalletto, abbiamo realizzato un multisupporto che consente con una ventina di colpi di motosega di tagliare un metro cubo di legna. A completamento di questo prodotto e per la soluzione completa del problema “legna da ardere” abbiamo anche realizzato una serie di prodotti correlati per lo stoccaggio delle legna tagliata.

Tra passato e presente ha qualche rimpianto?
Diciamo che fino ai primi anni ’90 esisteva un dinamismo di mercato che oggi è molto difficile ritrovare. Esistevano fiere come UsoTempo a Roma, il Salone Internazionale Fai da Te a Milano, le Mostre Mercato per il pubblico in giro per l’Italia. Esisteva il Sifuc di Napoli dove si facevano gli ordini con i rivenditori del sud. Erano eventi che incentivavano lo sviluppo di una cultura di settore. Pensi che alla fine degli anni ’80 l’evento più importante di UsoTempo a Roma fu un convegno sul tempo libero, dove fui invitato in qualità di relatore per parlare di bricolage e al mio fianco avevo Roberto Vacca, Margherita Hack e Piero Angela. Oggi non esistono più appuntamenti fieristici, non esiste un’associazione e il dibattito interno al settore sostanzialmente è limitato al Bricoday organizzato dalla rivista BricoMagazine. Francamente un po’ poco.