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Tuttofare sarà tua sorella


Bricolage, do it yourself, do it for me, faccio io, faccio fare, fanno loro, fanno essi. Il fare da sè in Italia è sempre stato un concetto poco chiaro.

Chi pratica il fai da te nel proprio tempo libero non sa nemmeno bene come definirsi: in Francia è un bricoleur, nei paesi di lingua inglese è un handy man, più o meno come in Germania ma con una pronuncia molto diversa, in Spagna è un manitas. In Italia non abbiamo nemmeno un termine che ci identifica, a meno che non vogliamo adottare “faidateista”, che suona francamente terribile.

In realtà la traduzione di bricoleur, handy man e manitas sarebbe “tuttofare”, un termine che nel mercato italiano del bricolage non è mai stato utilizzato perché nel nostro Paese il vocabolo tuttofare è sempre stato affiancato alle varie categorie di assistenti domestici: negli annunci troviamo camerieri tuttofare, domestici tuttofare, giardinieri tuttofare.

Tant’è che per proporsi come tuttofare, Gianpiero Cerizza, nell’ormai lontano 2007 si dovette inventare il mestiere del marito in affitto (iniziativa che avrebbe poi avuto un successo straordinario), che altro non era che l’handy man, cioè il tuttofare, che troviamo nei film e nelle serie americane.

Il fatto di non avere un vocabolo italiano che identifichi la categoria di persone che praticano il fai da te per hobby, ma anche per forza, per manutenere al meglio la propria casa è sintomatico ed è certamente di origine culturale e, inevitabilmente, giustifica lo storico ritardo del nostro mercato rispetto a quelli tedesco, inglese o francese. Un ritardo culturale che si ripercuote sui consumi.