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icona distribuzione Ferramenta alla riscossa!


Grande affluenza al convegno organizzato nell’ambito dell’iFerr Day – Ferramenta Garden Day, del 13 novembre, che ha visto riunite tutte le anime di Assofermet in un congresso nazionale, sotto l’egida del comparto Ferramenta. Presenze importanti, come del resto gli argomenti sul tavolo della discussione, relativa all’andamento della produzione dei materiali ferrosi, acciaio e relativi prezzi.

Tra le numerose testimonianze segnaliamo la delegazione cinese con Wang Liqun, vicepresidente dell’Associazione Cinese die produttori Siderurgici e Xu Xiaofeng, Ministro consigliere responsabile economico commerciale dell’Ambasciata cinese in Italia. E, ancora, Mattia Pellegrini della Commissione UE – responsabike materie prime, metalli e minerali, Massimiliano Salini del Parlamento Europeo – Commissioni ITRE e TRAN e Ivan Scalfarotto, sottosegretario del Ministero Sviluppo Economico.

I numeri della Ferramenta

Centrale, per gli operatori del settore ferramenta, l’intervento di Assofermet Ferramenta, da parte del suo presidente Andrea Lenotti, accompagnato dal noto giornalista economico Oscar Giannino.

L’intervento, sullo stato di salute del comparto tradizionale, ha evidenziato che, i dati 2015*, attestano una crescita del “parco” negozi, rispetto alla precedente rilevazione del 2014, con ben 1.426 punti vendita in più. Sono negozi che trattano (chi più chi meno) articoli di ferramenta, per un totale di 38.666 esercizi commerciali; di questi quasi 18.500 sono negozi di ferramenta “tradizionali”, categoria che, rispetto al 2014, è aumentata del 7,5%.

“Quando fu aperto il primo negozio di grande distribuzione – ha esordito Andrea Lenotti – sembrava che il mondo del tradizionale dovesse scomparire nel giro di pochi anni. Sono arrivati i francesi, i tedeschi e molte insegne italiane, ma oggi, possiamo affermare con certezza che il canale tradizionale è più vivo che mai e, in controtendenza, rispetto alla diminuzione del numero di punti vendita della grande distribuzione specializzata”.

Del resto, anche il fatturato globale del trade (ferramenta e non solo) ha fatto registrare un incremento del 5,6% rispetto al 2014 con le ferramenta che rappresentano (ovviamente) la parte preponderante, con oltre 8,5 miliardi di fatturato nel 2015.

Tutto bene, quindi? Bene i numeri, ma proprio per questo la necessità più impellente, secondo Lenotti, è quella “di contarsi e mostrarsi, aggregarsi e fare gruppo. Questo è il primo punto fondamentale dal quale partire”.

Lo stato di salute del dettaglio tradizionale, ha ricordato Oscar Giannino, deriva sostanzialmente da tre fattori fondamentali: la crisi del modello dei centri commerciali di grande dimensione, il comportamento dei consumi degli italiani che ha dimostrato una forte resilienza nei confronti del dettaglio di prossimità e la non sempre attenta capacità – da parte della grande distribuzione – di rotazione e interpretazione dinamica, nel tempo, di come evolve il consumo”.

Lenotti ha poi ricordato che “L’Italia è un paese unico per numero di negozi, dove, ad ogni campanile, corrisponde una ferramenta e, questo, porta del valore aggiunto: il servizio, vero e proprio punto di forza del trade. C’è stato un momento in cui la gds ha eroso quote di mercato ma oggi assistiamo ad un ritorno al dettaglio tradizionale“.

“Oggi abbiamo un numero elevatissimo di negozi di prossimità e un numero importante di distributori che li servono ma c’è un problema di fondo, la necessità di elevare la qualità del negozio e del servizio offerto”.

Il comparto, ha poi evidenziato Giannino, è importante anche come numero di occupati e indotto. A questo proposito i dati rivelano quasi 110 mila addetti, con il 58% delle ferramenta che ha almeno un dipendente.

L’analisi è poi proseguita con la suddivisione del fatturato per merceologie – il 14% di questo viene espresso dai classici prodotti ferramenta, minuteria, viti, chiodi e bulloni – e la ripartizione delle vendite per utenza dove il 40% è rappresentato da clienti privati “una quota importantissima che deve far riflettere sulla capacità di fornire il giusto servizio e la corretta assistenza post vendita”.

Il tutto considerando le dimensioni limitate del trade che conta una superficie media di 200 mq totali, dei quali 154 destinati all’esposizione. “Dimensioni del tutto contenute se consideriamo che taluni rivenditori arrivano a proporre fino a 40 mila referenze”.

Il web non è un nemico, anzi

All’intervento di Giannino che suggerisce, per l’utenza professionale, la “creazione di catene just in time con la sensoristica dell’industria 4.0, volta a creare nuove nicchie di mercato”, Lenotti ha risposto che è “proprio in questa situazione che entra, in maniera forte e preponderante, la figura dell’ex grossista ovvero il nuovo distributore; una figura professionale rinnovata che deve lavorare con maggiore impegno per l’evoluzione, il cambiamento del servizio, condividendo numeri e passaggi, per esempio, nella gestione del ciclo passivo dell’ordine, accorciandone i tempi.

“Ormai la collaborazione è una condizione sine qua non per il progresso futuro e, invito ancora una volta a superare le barriere “personali” per andare oltre l’atteggiamento di chiusura, che definirei quasi feudale, e che è tipico del nostro Paese. Spezziamo queste catene che non sono tradizioni. E’ sul terreno della vendita che siamo concorrenti, dove dobbiamo portare valore aggiunto, specializzazione e differenziarci”.

A tutto questo va aggiunto il web con l’e.commerce. “Oggi abbiamo un mercato fatto per il 64% dal canale tradizionale, il 32% dalla gds e pochi punti % per l’e.commerce – ha aggiunto Lenotti – che, però, è la vera chiave del futuro. Il web non è un nemico, è uno strumento da utilizzare e tutti noi dobbiamo orientarci in questa direzione, perché il consumatore è molto più evoluto e ne sa molto di più di un capo reparto che, magari, è stato reclutato con un contratto precario e non può essere competitivo perché non è formato. Il web vuol dire formazione e informazione. Queste sono le chiavi del futuro, alle quale voglio aggiungere anche le emozioni. Perché, se in tutto ciò che facciamo non mettiamo un po’ di emozione, lungimiranza e obiettivi, non riusciremo mai ad essere competitivi”.

A chiusura dell’intervento Andrea Lenotti e il presidente di Assofermet Roberto Lunardi hanno consegnato il premio a Tito Capriccioli, rivenditore al dettaglio di Amatrice, che dopo il terribile terremoto ha messo a disposizione il suo negozio per tutti coloro che avevano necessità. Un momento emozionante per tutti i presenti, che hanno applaudito calorosamente l’emozionato trentottenne di Amatrice.

*I dati sono il risultato di elaborazioni di Assofermet con Cerved Fox &Parker, sulla base degli studi di settore dell’Agenzia delle Entrate.