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icona distribuzione E Terna dixit


La nascita del Consorzio Terna – Grandi Distributori Riuniti – rappresenta una novità per il comparto della ferramenta e non solo? Si e no, molto dipenderà dagli sviluppi futuri. Il no è abbastanza scontato, considerando precedenti storici di aggregazione, come del resto anche il presidente Franco Fraschetti, ha tenuto a sottolineare.

No, se guardiano ad altri settori: l’elettrico, l’elettrodomestico, per non parlare dell’alimentare dove le centrali e le super centrali sono ormai storia passata e ampiamente collaudata. E ancora non proprio nuova, se guardiamo (anzi ascoltiamo) il “testo”, le dichiarazioni rilasciate e la presentazione del Consorzio Terna, avvenuta il 10 maggio, dove la sintesi spicciola e affrettata può riassumersi in: siamo fra i più grandi in Italia e ci mettiamo insieme per migliorare ancora di più servizi e condizioni; e ancora “ni” quando tutti gli interlocutori parlano di entità che continueranno a rimanere distinte nella loro singola identità (concetto ripetutamente marcato dal presidente), finanche nei prezzi dei singoli prodotti, la logistica e quant’altro “nella salvaguardia della straordinaria ricchezza dei singoli soci”.

 E, allora, perché Terna? 

La novità vera di Terna è tutta nel “sottotesto” che Franco Fraschetti – abile oratore, che dalla sua ha tutta l’esperienza e la cultura per farlo – lascia intendere attraverso riferimenti chiari e altri un pò più nascosti (molti ricorderanno “la discesa al mare”, in occasione di una passata edizione del Bricoday).

Per chi non c’era, la registrazione integrale dell’intervento del presidente del Consorzio Terna, Franco Fraschetti.

 

E, ora, un po’ di fantascienza…..(forse)…

Questi i punti salienti espressi ieri alla stampa e ai fornitori del neo Consorzio Terna. Inutile dire che durante l’aperitivo i fornitori già ragionavano intorno a future ridefinizioni contrattuali, ma è nello stato delle cose. Sul resto le ipotesi sul reale futuro di Terna sono le più varie. Proviamo a fare qualche riflessione.

Innanzitutto la logistica: se diamo uno sguardo alla carta geografica possiamo vedere un buon presidio su tutto il territorio nazionale.

E poi i numeri: 264.000 mq di magazzino coperto e 59.000 mq di stoccaggio esterno ( al momento Amazon a Castel San Giovanni lavora su 88.000 mq); 253 agenti che lavorano quotidianamente sul territorio e 64.000 referenze a magazzino con un livello di servizio del 98,5%.

E’ chiaro che, in questo modo, passare da “un mercato vecchio, fermo, asfittico, che ci ha dato tutto quello che poteva” verso un mercato ancora ignoto, ma ben visibile all’orizzonte, è decisamente meglio farlo in compagnia piuttosto che da soli. Lo stile non sarà muscolare ma il web lo è moltissimo e, con queste forze in campo, come non immaginare una piattaforma e-commerce (b2b, b2c, ecc) in grado di competere con pure player del web, già esistenti sul panorama italiano.

I pure player del web, appunto. Quelli che oggi funzionano ma che, dagli esperti, non vengono dati per vincenti in futuro. Quelli che vinceranno le partite future saranno gli omnicanali – termine, anch’esso, spesso citato dal presidente Fraschetti -. E allora perché non pensare anche ad un futuro di Terna con una rete di distribuzione sul territorio? Qualcuno la domanda in sala l’ha fatta e il tavolo dei relatori ha risposto che, al momento, non è una priorità. Ma, ovviamente, non la esclude.

Vero, prima ci sono molte altre cose da fare, ma sia Fraschetti sia Capaldo sono già impegnati su quel fronte e l’esperienza ce l’hanno; inoltre una rete di distribuzione farebbe comodo anche alla piattaforma web, con la formula click&collect, che viene data in crescita. Magari con piccoli formati che contemplano anche la vendita a catalogo.

Del resto, un’esperienza del genere e di successo, la troviamo proprio nell’elettrodomestico. E’ il caso di G.R.E. (Grossisti Riuniti Elettrodomestici): 14 grossisti che nel 1996 si sono comprati, da Rinascente, l’allora agonizzante marchio Trony. Oggi conta 198 punti vendita, nel 2012 si è comprato Darty Italia e più recentemente, nel 2013, quanto restava di Fnac Italia.

Rimanendo in tema di distribuzione evidenziamo anche un progressivo ricorso al grossista anche da parte della Gds del bricolage. Un modo per evitare il minimo d’ordine che, soprattutto, su prodotti di bassa o bassissima rotazione (e in tempi di mercato non floridissimo) comporta impegni finanziari che possono essere evitati ricorrendo al grossista.

Infine, la situazione della distribuzione all’ingrosso in Italia. Tanti, probabilmente troppi per il mercato che si fa profilando. Basti pensare ai dati presentati qualche tempo fa, da Andrea Lenotti, presidente di Assofermet, sullo stato di salute della categoria, dove 80 grossisti in Italia si spartiscono un utile complessivo di 9.850.000 di euro, ovvero una media di 123.125 euro a testa, e margini che vanno sempre più ridefinendosi verso il basso.

Leggi le risposte di Franco Fraschetti agli intervenuti alla presentazione.

PS: Al momento, secondo dichiarazioni, non esiste la possibilità di allargamento ad altri grossisti. Terna necessita di un giusto rodaggio fatto di esperienza e conoscenza. Tuttavia, come ha ribadito il neo coordinatore generale Andrea Lenotti, in un’intervista “…..la porta è non è aperta ma neanche chiusa. Diciamo, socchiusa”.

inumeri di Terna